{"id":1008,"date":"2014-02-09T14:39:54","date_gmt":"2014-02-09T14:39:54","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=1008"},"modified":"2015-04-15T15:38:08","modified_gmt":"2015-04-15T14:38:08","slug":"la-cooperazione-italiana-negli-anni-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/la-cooperazione-italiana-negli-anni-della-crisi\/","title":{"rendered":"La cooperazione italiana negli anni della crisi"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Secondo rapporto Euricse \u2013 sintesi di Carlo Borzaga<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il perdurare della crisi diventa sempre pi\u00f9 evidente che, per individuare le strategie in grado di rimettere l\u2019Italia su un sentiero di crescita della produzione e dell\u2019occupazione, \u00e8 necessario valutare attentamente il contributo che pu\u00f2 venire da ogni settore, da ogni istituzione pubblica e privata, e dalle diverse forme di impresa, comprese le cooperative e le imprese sociali.<!--more--> Le recenti rilevazioni censuarie dell\u2019Istat hanno registrato per il decennio 2001-2011 una dinamica diversificata delle forme di impresa, con una crescita delle imprese cooperative e, pi\u00f9 in generale, delle organizzazioni senza scopo di lucro, a tassi superiori rispetto a quelli delle imprese di altro tipo sia private che pubbliche. Di conseguenza una conoscenza approfondita della diffusione e delle caratteristiche delle cooperative non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata come di esclusivo interesse di un numero ristretto di studiosi o delle sole organizzazioni di rappresentanza del movimento cooperativo, ma assume una valenza pi\u00f9 generale e giustifica un rinnovato impegno di ricerca.<br \/>\nA questa esigenza, di conoscere pi\u00f9 e meglio la cooperazione italiana, vuole dare un contributo il rapporto La cooperazione italiana negli anni della crisi realizzato da Euricse nel corso del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto raccoglie una serie di lavori realizzati, sia prima che dopo la crisi iniziata nel 2008, da ricercatori che in questi anni hanno collaborato in vario modo con Euricse. Obiettivo del rapporto \u00e8 quantificare la rilevanza economica della cooperazione nell\u2019economia italiana e analizzarne l\u2019evoluzione a partire dal 2008, per meglio comprendere come le cooperative si siamo evolute prima e abbiano quindi reagito alla crisi e, dove possibile, per individuare le diversit\u00e0 rispetto alle altre forme di impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La rilevanza complessiva della cooperazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo risultato di rilievo del rapporto \u00e8 costituito da una quantificazione piuttosto precisa sia del contributo diretto delle cooperative italiane al prodotto interno lordo e all\u2019occupazione, che dell\u2019impatto complessivo dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019insieme delle cooperative sull\u2019economia italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unendo tutte le varie fonti disponibili (tra cui anche il 9\u00b0 Censimento dell\u2019Industria e dei Servizi di cui si conoscono i primi risultati) si possono quantificare le cooperative italiane certamente attive in un numero compreso tra le 55 e le 60mila. Le cooperative, unitamente ai loro consorzi, hanno generato a fine 2011 <strong>un valore aggregato della produzione superiore ai 120 miliardi e hanno investito oltre 114 milioni di euro<\/strong> (escluse le cooperative che operano nel settore del credito e delle assicurazioni e le societ\u00e0 di capitali controllate da cooperative). A fine 2011 le cooperative occupavano, a seconda delle fonti, una cifra compresa tra 1.200.000 e 1.300.000 addetti. Se si considerano tutte le posizioni lavorative attivate nel corso d\u2019anno, compresi quindi i lavoratori stagionali, il numero sale a 1.750.000. Gran parte degli occupati (il 67% delle 1.750.000 posizioni lavorative registrate nel 2011, comprensive quindi anche degli stagionali) risulta inoltre assunto a tempo indeterminato, mentre le forme di lavoro pi\u00f9 atipiche \u2013 in particolare quelle del lavoro a progetto \u2013 risultano marginali e in tendenziale contrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le analisi condotte da Euricse, non limitate alla determinazione dell&#8217;impatto diretto del valore della produzione o del fatturato della cooperazione sull&#8217;economia italiana ma finalizzate, attraverso l\u2019elaborazione del conto satellite, a ricostruirne l&#8217;impatto complessivo (diretto, indiretto e indotto), evidenziano come il contributo del settore cooperativo sia stato nel 2009 pari al 10% del Pil nazionale e all\u201911% dell\u2019occupazione, con 143 miliardi di valore aggiunto e quasi 2.500.000 unit\u00e0 di lavoro (occupati equivalenti a tempo pieno). In altri termini, nel calcolo del conto satellite \u00e8 stato incluso sia il peso della produzione delle cooperative, sia quello determinato dalla domanda di beni e servizi intermedi rivolta alle imprese non cooperative (effetto indiretto), sia infine quello indotto sulla domanda finale dai redditi distribuiti dalle cooperative a soci e dipendenti (effetto indotto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo risultato dell\u2019analisi aggregata mostra che la diffusione, e quindi la rilevanza delle cooperative, varia significativamente da settore a settore. La <strong>presenza cooperativa \u00e8 rilevante soprattutto nel settore agricolo<\/strong> (dove il contributo al Pil e alle unit\u00e0 di lavoro sale ad oltre il 40%) e <strong>in alcuni comparti dei servizi<\/strong>, sia di natura pi\u00f9 privata come il commercio e i trasporti, che di interesse pubblico come l\u2019assistenza sociale e la sanit\u00e0. Settore quest\u2019ultimo in cui le cooperative sociali hanno generato nel corso del 2011 un valore della produzione pari a poco pi\u00f9 di 7 miliardi e investito 5,5 miliardi di euro. Le cooperative ricoprono invece un ruolo marginale nel manifatturiero, con l\u2019eccezione del settore delle industrie alimentari e delle bevande dove per\u00f2 operano soprattutto cooperative di imprenditori agricoli e non cooperative di lavoratori.<br \/>\nLa forma cooperativa si conferma quindi particolarmente idonea o nei settori dove il lavoro \u00e8 il fattore strategico o in quelli dove l\u2019aggregazione tra produttori consente, al contempo, di sfruttare le economie di scala e di mantenere un\u2019elevata flessibilit\u00e0 nei processi produttivi alla base della catena del valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le cooperative nella crisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi della recente dinamica del settore cooperativo in Italia segnala innanzitutto la crescita sostenuta del settore, gi\u00e0 prima della crisi. Sia i dati censuari sia quelli del Registro delle imprese confermano che il numero di cooperative, il fatturato e gli occupati sono cresciuti con continuit\u00e0 gi\u00e0 a partire dagli anni \u201990 e, almeno a partire dal 2000, a tassi superiori a quelli delle imprese di diversa natura, sia private che pubbliche. Una dinamica che non \u00e8 solo merito di alcuni settori, ma che ha interessato praticamente tutto il mondo cooperativo, sia pure con alcune punte di rilievo tra cui in particolare l\u2019industria, soprattutto quella alimentare e delle bevande, e la cooperazione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel corso della crisi<\/strong> poi, soprattutto negli anni iniziali,<strong> la dinamica delle varie forme cooperative \u00e8 stata decisamente diversa da quella delle altre imprese<\/strong>. Le analisi presentate confermano, in particolare quando si considerano le cooperative per le quali si dispone di informazioni certe per tutto il periodo 2008-2011, <strong>la funzione anticiclica delle cooperative<\/strong>. Nonostante la crisi, infatti, tutte le variabili di interesse hanno registrato tassi di variazione positivi, sia in generale che nella maggior parte dei settori. Nel complesso nel 2011 la produzione \u00e8 aumentata dell\u20198,2% e gli investimenti del 10,6%. E\u2019 aumentato anche il tasso di patrimonializzazione e la maggior parte delle cooperative hanno migliorato il proprio equilibrio economico-finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Positivo \u00e8 stato anche l\u2019andamento dell\u2019occupazione, anche se le fonti statistiche disponibili segnalano tassi di variazione diversi. Secondo i dati elaboratori dal Censis (Censis, 2012) gli occupati in imprese cooperative sarebbero aumentati dell\u20198% tra il 2007 e il 2011. Stando ai dati INPS sulle posizioni lavorative attivate nel 2011 (comprensive quindi anche degli impieghi di durata inferiore all\u2019anno) dalle cooperative gi\u00e0 operative nel 2008 (escludendo quindi quelle nate successivamente) l\u2019aumento rilevato dal Censis \u00e8 derivato (come si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti) soprattutto dalle nuove cooperative vista la quasi stazionariet\u00e0 degli occupati nelle cooperative gi\u00e0 operative prima della crisi (+1,11%). Andamenti quindi in netto contrasto con la diminuzione di occupati registrata sia dall\u2019insieme delle imprese che nel mercato del lavoro nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi comparata con le altre forme imprenditoriali (srl e spa) permette inoltre di osservare che le cooperative sono quelle che hanno registrato la dinamica pi\u00f9 positiva, in generale e nella maggior parte dei settori. Il confronto tra l\u2019universo delle cooperative e delle societ\u00e0 per azioni con almeno 500.000 euro di fatturato per il periodo 2006-2010 evidenzia infatti come nel complesso la dinamica del valore della produzione e dei redditi da lavoro delle cooperative si sia discostata in modo netto da quella delle spa sia in ogni singolo anno che nell\u2019intero periodo. Tra il 2006 e il 2010 la crescita del valore aggiunto dell\u2019insieme delle cooperative ha raggiunto il 25% contro il 7% delle spa, mentre quella dei redditi da lavoro \u00e8 stata del 30% contro il 13% delle spa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi diversi andamenti sono confermati in tutti i settori a forte presenza cooperativa. La scomposizione dei tassi di crescita tra le possibili determinanti (collocazione geografica, settore di attivit\u00e0, struttura proprietaria) ha confermato che <strong>le differenze riscontrate vanno quasi completamente imputate alla diversa natura proprietaria, e solo marginalmente agli altri fattori.<\/strong> A conferma del fatto che la funzione anticiclica delle cooperative \u00e8 da attribuire soprattutto al loro essere imprese con obiettivi e strutture proprietarie che tendono a salvaguardare l\u2019interesse dei soci in quanto portatori di un particolare bisogno, piuttosto che di capitale di rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dietro queste diverse performance c\u2019\u00e8 anche una<strong> generale solidit\u00e0 patrimoniale e livelli di efficienza non dissimili da quelli della altre forme di impresa<\/strong>. Dal confronto statistico tra tutte le cooperative, le societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata e le societ\u00e0 di capitali che avevano depositato il bilancio per il 2009, realizzato utilizzando indicatori non influenzati dai diversi obiettivi delle forme di impresa, risulta che le cooperative, contrariamente a quanto spesso sostenuto dagli economisti, presentano buoni livelli di patrimonializzazione (salvo che nel settore agricolo, dove buona parte degli investimenti sono necessariamente effettuati dai soci) e sono caratterizzate da indicatori economico-finanziari pi\u00f9 equilibrati rispetto alle societ\u00e0 di capitali. Risulta inoltre esservi una correlazione diretta e positiva tra propensione alla patrimonializzazione e performance economiche, da una parte, e intensit\u00e0 della partecipazione dei soci alla vita della cooperativa, dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Il secondo rapporto Euricse &#8220;La cooperazione italiana negli anni della crisi&#8221; \u00e8 disponibile in <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/publications\/la-cooperazione-italiana-negli-anni-della-crisi-2-rapporto-sulla-cooperazione-in-italia\/\" target=\"_blank\">questa pagina <\/a><\/p>\n<p><script src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\" type=\"text\/javascript\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il perdurare della crisi diventa sempre pi\u00f9 evidente che, per individuare le strategie in grado di rimettere l\u2019Italia su un sentiero di crescita della produzione e dell\u2019occupazione, \u00e8 necessario valutare attentamente il contributo che pu\u00f2 venire da ogni settore, da ogni istituzione pubblica e privata, e dalle diverse forme di impresa, comprese le cooperative e le imprese sociali.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1256,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"episode_type":"","audio_file":"","cover_image":"","cover_image_id":"","duration":"","filesize":"","date_recorded":"","explicit":"","block":"","itunes_episode_number":"","itunes_title":"","itunes_season_number":"","itunes_episode_type":"","filesize_raw":"","footnotes":""},"categories":[16],"tags":[108,109,112,125,212],"class_list":["post-1008","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-statistiche","tag-cooperative","tag-resilienza","tag-lavoro","tag-rapporto-italia"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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