{"id":3966,"date":"2016-04-13T16:05:11","date_gmt":"2016-04-13T15:05:11","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=3966"},"modified":"2016-05-12T15:11:11","modified_gmt":"2016-05-12T14:11:11","slug":"sfida-migratoria-e-imprese-sociali-tra-ambiguita-e-innovazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/sfida-migratoria-e-imprese-sociali-tra-ambiguita-e-innovazione\/","title":{"rendered":"Sfida migratoria e imprese sociali tra ambiguit\u00e0 e innovazione"},"content":{"rendered":"<h3>Euricse Facts&amp;Comments<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/people\/giulia-galera-2\/\">Giulia Galera<\/a><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/quando-la-solidarieta-e-contagiosa\/\">Leggi anche come \u00e8 nato questo approfondimento<\/a><\/em><\/p>\n<p>La crisi migratoria ha innescato un cortocircuito d\u2019idee, progetti e iniziative che hanno creato profonde divisioni nella popolazione e hanno spinto molte organizzazioni del Terzo Settore ad espandere il proprio raggio di azione nel settore dell\u2019accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale. Numerose associazioni e cooperative sociali si sono attivate per sperimentare, in collaborazione con le comunit\u00e0 ospitanti, percorsi innovativi di accoglienza e inclusione attenti alle ricadute sulla comunit\u00e0. Tuttavia, i meccanismi di selezione degli enti affidatari hanno anche contribuito ad alimentare un vero e proprio \u201cbusiness dell\u2019accoglienza\u201d, che ha consentito a molte imprese sociali, interessate principalmente ad aumentare il fatturato, di improvvisarsi in questo nuovo settore di attivit\u00e0 senza dotarsi di lavoratori formati allo scopo. La possibilit\u00e0 di trarre significativi profitti \u00a0ha anche favorito la costituzione di cooperative sociali ad hoc, di dubbia competenza e prive di esperienza.<\/p>\n<p>Alla luce dell\u2019entit\u00e0 e dell\u2019irreversibilit\u00e0 del fenomeno migratorio, una riflessione sulle politiche e sui modelli di gestione dell\u2019accoglienza \u00e8 diventata imprescindibile e offre l\u2019occasione per analizzare pi\u00f9 da vicino i processi evolutivi delle imprese sociali, che negli ultimi vent\u2019anni si sono fortemente differenziate al loro interno a seguito della loro maggiore o minore integrazione nel sistema di welfare. Se da un lato vi sono imprese sociali che, avendo mantenuto i legami con la societ\u00e0 civile, riescono tuttora a cogliere e rispondere efficacemente ai nuovi bisogni sociali, dall\u2019altra ve ne sono altrettante che hanno perso il contatto con la comunit\u00e0, sono soggette a sempre pi\u00f9 pesanti pressioni isomorfistiche e che talvolta assumono comportamenti opportunistici.<\/p>\n<p><!--more--><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-4001\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/11205606_1258792547479587_5525968340908676888_n-670x375.jpg\" alt=\"11205606_1258792547479587_5525968340908676888_n\" width=\"670\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/11205606_1258792547479587_5525968340908676888_n-670x375.jpg 670w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/11205606_1258792547479587_5525968340908676888_n-300x168.jpg 300w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/11205606_1258792547479587_5525968340908676888_n.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/p>\n<p>Nonostante il panorama dell\u2019accoglienza sia alquanto composito, i media hanno fino ad oggi dato risalto soprattutto ai centri di grandi dimensioni, sia pubblici [1], sia privati, che concentrano un numero rilevante di ospiti in un unico luogo. <a href=\"http:\/\/openmigration.org\">I Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS)<\/a> rappresentano a questo riguardo il modello di accoglienza ordinaria prevalente: sono gestiti da cooperative sociali, associazioni o strutture alberghiere in convenzione con le prefetture secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici e, in virt\u00f9 del loro carattere straordinario, presupporrebbero una permanenza limitata dei beneficiari, che sono spesso ospitati in aree e edifici dismessi lontano dai centri abitati per ridurre al minimo le interazioni con il territorio.<\/p>\n<p>Poco risalto \u00e8 stato dato all\u2019<a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/article\/2015\/10\/19\/accoglienza-diffusa-nelle-aree-alpine-funziona-meglio-che-in-citta\/137027\/\">accoglienza diffusa e micro<\/a>, che \u00e8 promossa da un numero crescente di cooperative sociali, associazioni e anche da privati cittadini nell\u2019ottica, viceversa, di favorire l\u2019<a href=\"http:\/\/refugees-welcome.it\">inserimento dei nuovi arrivati nel tessuto locale<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019articolo si propone di fare chiarezza su quali siano i modelli di gestione e finanziamento pi\u00f9 efficaci nel preparare le comunit\u00e0 ad accogliere, facilitare l\u2019inclusione sociale dei migranti e trasformare la sfida migratoria in risorsa e opportunit\u00e0 di sviluppo per la comunit\u00e0. L\u2019analisi proposta vuole altres\u00ec fare luce sui modelli che sono viceversa inclini a generare comportamenti opportunistici, aggravando situazioni di vulnerabilit\u00e0 preesistenti, mettendo cos\u00ec a rischio l\u2019integrazione e dando luogo a situazioni al margine della legalit\u00e0. Nello specifico, un\u2019analisi strutturata \u00e8 necessaria per comprendere se e a quali condizioni l\u2019impresa sociale possa farsi portatrice d\u2019istanze di giustizia sociale a tutela dei migranti ed essere, quindi, riconosciuta quale testimone di un\u2019Europa diventata ormai indifferente al loro dramma.<\/p>\n<p>Di seguito una breve riflessione sugli aspetti di criticit\u00e0 e forza che spiegano sia il successo di alcune iniziative d\u2019impresa sociale nel facilitare l\u2019inserimento sociale e lavorativo dei propri beneficiari, sia l\u2019insuccesso o il limitato successo di altre.<\/p>\n<p><b>Aspetti di criticit\u00e0<\/b><\/p>\n<p>Il grado di predisposizione delle comunit\u00e0 e la prevalenza o meno di una logica emergenziale sono alcuni degli aspetti di criticit\u00e0 che hanno fino a oggi condizionato le politiche e i modelli di gestione dell\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Di fronte alla crisi migratoria le comunit\u00e0 locali si trovano spesso impreparate e profondamente lacerate al loro interno tra favorevoli e contrari all\u2019accoglienza. Ne deriva uno spaccato del paese, e spesso di singoli territori, a macchia di leopardo con tracce di solidariet\u00e0 spontanea e manifestazioni di profonda ostilit\u00e0 disseminate in maniera disomogenea. Complice la <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/2016\/02\/17\/bufale-notizie-migranti\">paura alimentata dalla disinformazione<\/a>, la stessa forza propulsiva che in alcuni casi sostiene interventi di accoglienza diffusa e integrata, \u00e8 in altri casi strumentalizzata per affermare l\u2019esclusivismo comunitario e la sua presunta incorruttibilit\u00e0 identitaria. <a href=\"http:\/\/www.ispionline.it\/\">Alcuni sondaggi recenti<\/a> confermano drammaticamente quanto la paura governi l\u2019opinione pubblica e la politica italiana, la cui propaganda contribuisce a coordinare catene di ostilit\u00e0 nelle comunit\u00e0 chiamate a fornire ospitalit\u00e0 ai richiedenti protezione internazionale.<\/p>\n<p>Responsabile del rifiuto di molte comunit\u00e0 di ospitare richiedenti protezione internazionale non \u00e8 tuttavia solo la fabbrica dell\u2019odio messa in campo dai media e dai discorsi di alcuni leader politici. A rafforzare la convinzione secondo cui l\u2019integrazione non sarebbe possibile, vi sono numerosi esempi di cattiva gestione dell\u2019accoglienza, in qualche misura giustificati dal presunto stato di emergenza in cui ci troviamo. A monte vi \u00e8 la scarsa e frammentaria conoscenza che le pubbliche amministrazioni chiamate a gestire il fenomeno hanno delle caratteristiche e delle potenzialit\u00e0 delle forme organizzate della societ\u00e0 civile e in particolare delle cooperative sociali. Vi \u00e8 inoltre la volont\u00e0 di seguire la strada delle economie di scala con la creazione di centri popolati da un numero difficilmente gestibile di ospiti. Questi modelli di accoglienza <i>low cost <\/i>appaiono incapaci di contrastare i rischi di esclusione e devianza sociale e procrastinano quello che dovrebbe essere un obiettivo imprescindibile: l\u2019inclusione sociale dei migranti.<\/p>\n<p>Cavalcando la logica emergenziale, le organizzazioni che fanno dell\u2019accoglienza un business remunerativo limitano i propri interventi all\u2019offerta di servizi essenziali, spesso di scarsa qualit\u00e0, ignorando la dimensione relazionale e di <i>empowerment<\/i> dei propri beneficiari. Si tratta nella maggioranza dei casi di cooperative sociali nate <i>ad hoc<\/i> per fornire esclusivamente soluzioni abitative, che spesso non sono radicate sul territorio e si disinteressano delle ricadute dell\u2019accoglienza. A favorire la diffusione di un modello di accoglienza emergenziale contribuiscono gli stessi meccanismi selettivi degli enti affidatari predisposti dalle prefetture. Limitando i servizi offerti a vitto, alloggio e assistenza legale e disinteressandosi dell\u2019impatto degli interventi sul territorio, essi non solo non premiano, ma spesso ostacolano il lavoro di rete necessario a facilitare i processi d\u2019integrazione, processi che, comportando costi aggiuntivi, finiscono per mettere fuori gioco chi fa vera integrazione. Di conseguenza rimane esclusa quella che dovrebbe essere una <i>conditio sine qua non<\/i>: la promozione da parte degli enti affidatari di una cultura della solidariet\u00e0 e dell\u2019accoglienza che sia in grado di costruire ponti tra gli abitanti locali e i nuovi arrivati.<\/p>\n<p><b>Dalla mobilitazione informale alla solidariet\u00e0 organizzata<\/b><\/p>\n<p>Gli esempi di mala accoglienza hanno purtroppo finito per mettere in ombra le innumerevoli iniziative virtuose di solidariet\u00e0. Attivate da singoli e gruppi, attraverso la costituzione di nuove organizzazioni o l\u2019impegno di un numero crescente di volontari nelle tante associazioni e imprese sociali attive da anni nel settore della marginalit\u00e0, queste iniziative hanno saputo ricalibrare adeguatamente il loro intervento alla luce delle nuove criticit\u00e0 emerse. Quella a favore dei migranti \u00e8 un\u2019<a href=\"http:\/\/www.fmreview.org\/destination-europe\/karakayali-kleist.html\">inedita forma di volontariato<\/a>: \u00e8 al contempo intergenerazionale, trasversale rispetto alle professionalit\u00e0 e connotata da una forte valenza etica e politica, essendo finalizzata a riaffermare i diritti fondamentali dei migranti, ingiustamente negati e ignorati.<\/p>\n<p>Il contributo del volontariato \u00e8, infatti, fondamentale nel facilitare l\u2019inclusione e rafforzare la coesione sociale a livello comunitario: alcuni compiti assunti dai volontari riguardano elementi relazionali che sono essenziali nel processo d\u2019inserimento dei nuovi arrivati e che difficilmente potrebbero essere adempiuti dalle agenzie pubbliche. Creando <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/migrantiineuropa\/?fref=ts\">massa critica<\/a> tra persone favorevoli all\u2019accoglienza e accompagnando le comunit\u00e0 locali in percorsi di conoscenza delle altre culture, i volontari svolgono un\u2019importante azione di <i>advocacy<\/i>, in grado di invertire, almeno in alcuni casi, l\u2019iniziale ostilit\u00e0 della popolazione nei confronti dei migranti.<\/p>\n<p>Traghettando la straordinaria mobilitazione dal basso manifestatasi in tutta Europa, a Lampedusa, Lesbo, Atene, Idomeni, Calais, cos\u00ec come a Roma, Milano e Bolzano, a seguito dell\u2019offerta di servizi e beni di prima necessit\u00e0, volta a colmare le falle di un sistema di accoglienza istituzionale carente, molti gruppi spontanei di volontari hanno assunto conformazioni pi\u00f9 formalizzate, sperimentando modelli di gestione territoriale inclusivi e partecipati. I modelli pi\u00f9 innovativi si caratterizzano per la partecipazione di una pluralit\u00e0 di attori in rappresentanza delle diverse espressioni della societ\u00e0 civile \u2013 associazioni, parrocchie, gruppi di volontari, cooperative sociali \u2013 e dell\u2019ente locale, che congiuntamente si adoperano per individuare soluzioni non solo abitative ma capaci di elaborare anche percorsi d\u2019integrazione in ambito educativo, sociale e lavorativo. Molte di queste iniziative rientrano nel <a href=\"http:\/\/www.sprar.it\/index.php\/accoglienza-integrata\">circuito SPRAR<\/a> (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) istituito per garantire interventi di &#8220;accoglienza integrata&#8221; che superino la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. Il <a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/article\/2016\/03\/01\/di-capua-sprar-una-corretta-accoglienza-va-anche-a-beneficio-dellecono\/138479\/\">sistema SPRAR<\/a> assegna un ruolo chiave ad associazioni e cooperative sociali che operano nel settore dell\u2019accoglienza e dell\u2019inserimento lavorativo di migranti e richiedenti protezione internazionale e, bench\u00e9 squilibrato territorialmente e difficilmente sostenibile con grandi numeri di ospiti, rappresenta un modello di accoglienza con grandi potenzialit\u00e0. Tale sistema \u00e8 potenzialmente in grado di coinvolgere un elevato numero di organizzazioni, ma, purtroppo, \u00a0appare destinato almeno per ora ad accogliere soltanto una minima parte dei soggetti ai quali esso teoricamente si rivolge.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>I percorsi verso l\u2019autonomia: il ruolo dell\u2019impresa sociale<\/b><\/p>\n<p>Il percorso dei rifugiati e richiedenti protezione internazionale verso il raggiungimento dell\u2019autonomia presuppone che essi s\u2019inseriscano nel mondo del lavoro. Molte cooperative sociali si sono attrezzate a questo scopo attivando percorsi di formazione professionale e in alcuni casi anche iniziative imprenditoriali in cui i migranti hanno trovato occupazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-3995\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Convento-2016-e1460618289670-225x400.jpg\" alt=\"Convento 2016\" width=\"225\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Convento-2016-e1460618289670-225x400.jpg 225w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Convento-2016-e1460618289670-169x300.jpg 169w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Convento-2016-e1460618289670-577x1024.jpg 577w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Convento-2016-e1460618289670.jpg 920w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/p>\n<p>Un esempio virtuoso \u00e8 offerto dalla <strong><a href=\"http:\/\/www.cadorescs.com\">cooperativa sociale Cadore<\/a><\/strong> che, <strong>occupandosi di manutenzione ambientale e \u201cturismo di comunit\u00e0\u201d nell\u2019ambito del circuito <a href=\"http:\/\/www.lemat.it\">Le Mat<\/a><\/strong>, da anni si adopera per inventare una nuova economia in un territorio storicamente marginale e soggetto a un processo di deindustrializzazione con effetti drammatici sull\u2019occupazione locale. In risposta all\u2019arrivo di richiedenti protezione internazionale sul territorio bellunese, la cooperativa \u00e8 passata dall\u2019accoglienza di \u201cviaggiatori\u201d a quella di rifugiati, sperimentando un progetto di ospitalit\u00e0 diffusa che pone particolare attenzione alla formazione e all\u2019inclusione sociale dei propri ospiti. Nonostante non disponga di molti mezzi, grazie alla sua capacit\u00e0 di fare rete con la Caritas locale, singoli volontari e il centro scolastico, la cooperativa ha impostato l\u2019attivit\u00e0 di accoglienza nell\u2019ottica di offrire alle persone ospitate alcune prospettive. A questo scopo, la cooperativa si attiva per facilitare il loro inserimento nel tessuto locale ed elaborare percorsi volti a \u201ccreare lavoro\u201d attraverso progetti di autoimprenditorialit\u00e0 anche in forma associata. La cooperativa ha attualmente in carico 35 richiedenti protezione internazionale nelle comunit\u00e0 in cui opera (Pieve, Perarolo, Domegge e Vallesina) di cui il nucleo pi\u00f9 folto \u00e8 ospitato nell\u2019ex Convento del Santuario del Cristo, messo a disposizione della cooperativa dalla diocesi dove, nonostante il numero tutt\u2019altro che esiguo di ospiti, non si \u00e8 mai verificato alcun incidente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-3999\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/535268_1354779021214272_2905404209295465292_n-300x400.jpg\" alt=\"535268_1354779021214272_2905404209295465292_n\" width=\"300\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/535268_1354779021214272_2905404209295465292_n-300x400.jpg 300w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/535268_1354779021214272_2905404209295465292_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/535268_1354779021214272_2905404209295465292_n.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Anche la <a href=\"http:\/\/www.k-pax.eu\"><strong>cooperativa sociale K-pax<\/strong><\/a> di Breno in Val Camonica, nata nel 2008 da una sfida di un gruppo di operatori con esperienze di volontariato e ospiti di prima e seconda accoglienza, \u00e8 riuscita nell\u2019intento di realizzare <strong>un sistema di accoglienza diffusa in un contesto politicamente poco favorevole<\/strong>, qual \u00e8 quello camuno. Come nel caso del Cadore, il sistema operativo proposto da K-pax si contrappone a quello dominante, volto a concentrare molte persone in un solo luogo, e propone un\u2019integrazione graduale al di fuori di un contesto emergenziale attraverso la diffusione delle residenze dei rifugiati in appartamenti che accolgono quattro o cinque persone. La cooperativa, che da due anni opera anche nell\u2019ambito del circuito SPRAR di Brescia applicandovi la logica della micro-accoglienza nei quartieri, attualmente ospita circa 124 persone. Attraverso questo modello i nuovi ospiti riescono a relazionarsi con maggiore facilit\u00e0 con gli abitanti locali, che a loro volta si sentono meno minacciati. La cooperativa K-pax non si \u00e8 fermata per\u00f2 alla sola accoglienza. Nel 2013 ha rilevato la gestione dell\u2019Hotel Giardino, l\u2019unico albergo in funzione a Breno, che si trovava in stato di decadenza. Il processo di riqualificazione e valorizzazione della struttura alberghiera ha consentito di garantire un\u2019occupazione stabile a quattro migranti precedentemente accolti dalla cooperativa, riconosciuti come titolari di diversi gradi di protezione. Aspetto da non trascurare \u00e8 che due di loro appartengono alla categoria di estrema vulnerabilit\u00e0 psicologica o psichiatrica. L\u2019impatto dell\u2019hotel sull\u2019economia di tutto il territorio camuno \u00e8 altrettanto significativo grazie all\u2019aumento di presenze turistiche che garantisce e alle realt\u00e0 locali che valorizza attraverso la promozione di attivit\u00e0 artigianali e artistiche. Grazie alla particolare attenzione posta all\u2019impatto ecologico-ambientale attraverso la ricca offerta di prodotti biologici a km zero, l\u2019hotel ha altres\u00ec ottenuto la certificazione Certiquality rilasciata dalla piattaforma EcoWorldHotel.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-3997\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1930348_1665057017090327_7384873814888464492_n-268x400.jpg\" alt=\"1930348_1665057017090327_7384873814888464492_n\" width=\"268\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1930348_1665057017090327_7384873814888464492_n-268x400.jpg 268w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1930348_1665057017090327_7384873814888464492_n-201x300.jpg 201w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1930348_1665057017090327_7384873814888464492_n.jpg 642w\" sizes=\"auto, (max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/>E\u2019 utile richiamare un altro <strong>progetto imprenditoriale, in cui la cucina \u00e8 la chiave per l\u2019integrazione sociale e interculturale<\/strong>, che ha dato vita ad un ristorante innovativo: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/11Eleven-at-Scenario-Pubblico-1498712293724801\/\"><strong>11Eleven Scenario Pubblico<\/strong>.<\/a> A gestire il ristorante \u00e8 una cooperativa sociale di tipo B volta a promuovere integrazione lavorativa e sociale di migranti e soggetti svantaggiati. L\u2019impresa poggia sull\u2019idea di creare un ristorante del non spreco (di qui 11: il comandamento dei nostri tempi, non sprecare) attraverso l\u2019integrazione sociale e l\u2019innovazione culinaria tra sapori siciliani e sapori di altre culture. Il motto \u00e8: \u201cnon sprecare-cibo, talenti, opportunit\u00e0, vite\u201d. La cooperativa sociale \u00e8 stata fondata da una volontaria con alle spalle un percorso ultradecennale come funzionaria delle Nazioni Unite e da due lavoratori, di cui uno dotato di know how specifico nel settore della ristorazione, ed \u00e8 contraddistinta da una base sociale eterogenea, che ha facilitato l\u2019attivazione di una molteplicit\u00e0 di risorse umane e finanziare. Lo start up della cooperativa \u00e8 stato auto-finanziato grazie agli apporti dei soci che da tre sono passati a undici nel giro di dodici mesi. La cooperativa sociale si distingue per la sua capacit\u00e0 di fare rete con numerose organizzazioni del Terzo Settore che operano nel settore dell\u2019accoglienza diffusa, dell\u2019assistenza a soggetti deboli e della cooperazione allo sviluppo, a livello sia locale che nazionale e internazionale, tra cui OXFAM che ha recentemente finanziato un progetto pilota di Scuola \u2013 Laboratorio di cucina interculturale etnica e fusion, finalizzato a formare e avviare al lavoro giovani migranti. Al suo interno, oltre al coordinatore, attraverso programmi di tirocinio e formazione, lavorano stabilmente sei ragazzi, di cui uno inserito quando era ancora minorenne come titolare di protezione umanitaria, e sono coinvolti tre volontari. La cooperativa pone particolare attenzione all\u2019accompagnamento e alla formazione di giovani, in particolare migranti, con bassi livelli di scolarizzazione, sperimentando percorsi formativi on-the-job.<\/p>\n<p><b>Conclusioni<\/b><\/p>\n<p>Da un\u2019osservazione preliminare e dall\u2019analisi dei tre casi studio selezionati <strong>emerge una forte divaricazione tra le imprese sociali autentiche, interessate<\/strong>, come prevede la legge istitutiva della cooperazione sociale a facilitare l\u2019inclusione sociale e lavorativa di rifugiati e richiedenti protezione internazionale <strong>e quelle nate esclusivamente per sfruttare appieno il business dell\u2019accoglienza.<\/strong> Le prime hanno forti legami con la comunit\u00e0, sono contraddistinte da una spiccata propensione all\u2019imprenditorialit\u00e0 che vede coinvolti gli stessi beneficiari nel loro percorso verso l\u2019autonomia, e sono molto innovative. Questo grazie agli investimenti sostenuti in formazione e supervisione dei propri operatori, che garantiscono una maggiore qualit\u00e0 dei servizi, e alla co-progettazione di percorsi d\u2019inclusione insieme alle comunit\u00e0 ospitanti. Le seconde non sono radicate a livello comunitario, hanno un impatto discutibile sul territorio e, mandando spesso i propri operatori sul campo allo sbaraglio, offrono servizi di scarsa qualit\u00e0. Ci\u00f2 nonostante, queste ultime continuano a essere preferite dalle prefetture e a vincere le gare, ottenendo generosi guadagni grazie al numero significativo di persone ospitate. \u00a0<strong>Cambiare direzione \u00e8 necessario e possibile<\/strong> e a questo proposito appare chiaro il ruolo della pubblica amministrazione, che dovrebbe mettere in discussione le proprie priorit\u00e0 e le proprie procedure. Ci\u00f2 potrebbe accadere a partire dalle modalit\u00e0 di coinvolgimento degli enti gestori, non necessariamente eliminando i confronti competitivi, ma modificando le regole che sovraintendono la decisione. Un buon punto di partenza sarebbe quello, in sede di valutazione delle offerte, di tenere conto dell\u2019esperienza maturata nella gestione dell\u2019accoglienza e dell\u2019inserimento lavorativo di persone in difficolt\u00e0 e della maggiore capacit\u00e0 d\u2019integrazione che le organizzazioni sono in grado di offrire attraverso l\u2019impiego di personale volontario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] Tra i centri istituzionali rientrano i seguenti: Centri di Prima Accoglienza (Cpsa), Centri di Accoglienza (Cda), Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara), e i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), questi ultimi ritenuti da pi\u00f9 parti responsabili di numerose violazioni dei diritti umani. Per un resoconto recente si vedano: il Rapporto sui centri di identificazione ed espulsione della Commissione diritti umani del Senato presentato a Roma il 21 febbraio 2016, il rapporto \u201cAccogliere: la vera emergenza\u201d curato dalla campagna LasciateCiEntrare e infine il rapporto ad opera di Cittadinanzattiva e Libera dal titolo \u201cInCaStrati\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riferimenti bibliografici dei tre casi studio:<\/p>\n<p>Cooperativa Sociale Cadore:<\/p>\n<ul>\n<li>Il Gazzettino, Bolzonello, G, Quattordici Profughi nell\u2019Ex Convento si dedicano al verde, 19 settembre 2015<\/li>\n<li>Corriere delle Alpi, Damos Strada pulita dai rifugiati, 15 settembre 2015.<\/li>\n<li>Corriere delle Alpi, Nelle varie sedi 36 richiedenti asilo, 6 marzo 2015.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Cooperativa Sociale K-pax<\/p>\n<ul>\n<li>Intervista a Carlo Cominelli e Silvia Turelli in data 25\/11\/2016.<\/li>\n<li>Intervista a Paolo Erba, Sindaco di Malegno in data 25\/11\/2016.<\/li>\n<li>Intervento di Paolo Erba al Workshop \u201cMigranti in Europa\u201d, promosso da Avanzi, Spazio Ex-Ansaldo Milano, 8 novembre 2015.<\/li>\n<li>Italia che cambia, Intervista a Carlo Cominelli, presidente della cooperativa sociale K-pax, in data 3 febbraio 2016.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Cooperativa Sociale 11Eleven:<\/p>\n<ul>\n<li>Intervista skype a Barbara Sidoti in data 7 aprile 2016.<\/li>\n<li>Table Babel, 11Eleven, \u201cWhere social integration meets culinary traditions\u201d, Intervista a Barbara Sidoti, 9 settembre 2015.<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/catania.meridionews.it\/articolo\/30014\/scenario-pubblico-nasce-la-cooperativa-11eleven-gastronomia-per-lintegrazione-tra-culture-diverse\/\">http:\/\/catania.meridionews.it\/articolo\/30014\/scenario-pubblico-nasce-la-cooperativa-11eleven-gastronomia-per-lintegrazione-tra-culture-diverse\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/catania.livesicilia.it\/2014\/12\/13\/al-via-il-progetto-11eleven-quando-la-cucina-e-cultura_321612\/\">http:\/\/catania.livesicilia.it\/2014\/12\/13\/al-via-il-progetto-11eleven-quando-la-cucina-e-cultura_321612\/<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Desidero ringraziare per i consigli e suggerimenti: Carlo Borzaga, Veronica Cortinovis, Barbara Franchini e Michela Giovannini. Un sentito ringraziamento anche a Carlo Cominelli della cooperativa sociale K-pax, Renate Goergen dell\u2019Agenzia di Sviluppo Le Mat e Barbara Sidoti della cooperativa sociale 11Eleven.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Euricse Facts&amp;Comments Giulia Galera Leggi anche come \u00e8 nato questo approfondimento La crisi migratoria ha innescato un cortocircuito d\u2019idee, progetti e iniziative che hanno creato profonde divisioni nella popolazione e hanno spinto molte organizzazioni del Terzo Settore ad espandere il proprio raggio di azione nel settore dell\u2019accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale. 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