{"id":5603,"date":"2017-04-13T12:36:16","date_gmt":"2017-04-13T11:36:16","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=5603"},"modified":"2017-05-25T13:58:44","modified_gmt":"2017-05-25T12:58:44","slug":"il-futuro-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/il-futuro-del-lavoro\/","title":{"rendered":"Il futuro del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>Gianluca Salvatori<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">&#8220;<em>Interrogarsi sul futuro del lavoro \u00e8 quindi un\u2019iniziativa decisamente opportuna, specie in vista dei festeggiamenti del centenario dell\u2019ILO che sar\u00e0 celebrato nel 2019. La riflessione ha mosso i primi passi con una conferenza dedicata al tema, alla quale Euricse ha partecipato come una delle poche organizzazioni invitate a portare la voce dell\u2019economia sociale. Gi\u00e0 questa sottovalutazione di un settore in costante crescita occupazionale \u00e8 di per s\u00e9 un indizio.<\/em>&#8220;<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Il futuro del lavoro non \u00e8 mai stato tanto arduo da prevedere. Pu\u00f2 sembrare un\u2019affermazione infondata: in fondo gi\u00e0 altre volte, nel passato, si \u00e8 passati attraverso trasformazioni di grande impatto che hanno modificato sostanzialmente le forme e il vissuto del lavoro. E\u2019 accaduto con il passaggio dall\u2019agricoltura all\u2019industria moderna, e poi si \u00e8 ripetuto in occasione di ogni rivoluzione industriale. Eppure ogni volta la nascita di nuovi lavori \u2013 in settori diversi rispetto a quelli in cui l\u2019innovazione tecnologica si \u00e8 sviluppata, perch\u00e9 l\u2019\u201deffetto reddito\u201d ha superato quello di sostituzione &#8211; ha finito per compensare nel medio-lungo termine l\u2019estinzione di attivit\u00e0 tradizionali \u2013 fossero quelle del maniscalco o del palafreniere \u2013 provocata dall\u2019introduzione di nuove tecnologie. Il pi\u00f9 delle volte migliorando la stessa qualit\u00e0 delle condizioni di lavoro: finora infatti i nuovi posti di lavoro che hanno sostituito quelli distrutti sono risultati generalmente migliori e meglio retribuiti di quelli che l\u2019innovazione ha sostituito.<!--more--><\/p>\n<p>La certezza che l&#8217;automazione nel lungo periodo crei tanti posti quanti ne distrugge oggi per\u00f2 vacilla. Da qualche anno assistiamo a un fenomeno che genera un segnale d\u2019allarme per l&#8217;occupazione. Le nuove tecnologie non si propongono pi\u00f9 soltanto in sostituzione della forza fisica, risparmiando agli umani i lavori pi\u00f9 pesanti e logoranti. Straordinari progressi nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale consentono di sostituire funzioni che fino a poco tempo fa non si<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-1125\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/salvatori_01-266x400.jpg\" alt=\"salvatori_01\" width=\"266\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/salvatori_01-266x400.jpg 266w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/salvatori_01-199x300.jpg 199w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/salvatori_01-680x1024.jpg 680w\" sizes=\"auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/> sospettavano automatizzabili. E le maggiori competenze richieste per produrre e gestire queste tecnologie riguardano un numero esiguo di posti di lavoro, con la conseguenza di un saldo negativo rispetto al quale non \u00e8 affatto chiaro quale alternativa perseguire.<\/p>\n<p>Sembrano temi futuribili, ma in realt\u00e0 gli effetti di questa trasformazione sono gi\u00e0 in atto. La lenta uscita dalla recessione sta avvenendo all\u2019insegna di una crescita senza occupazione. A farne le spese sono i lavoratori industriali meno qualificati, sostituiti in fabbrica dai robot, ma anche la classe media impiegata nel settore dei servizi. Non \u00e8 pi\u00f9 solo l\u2019impiegato allo sportello ad essere sostituito dal bancomat, ma \u00e8 lo stesso analista finanziario che rischia di essere reso obsoleto da robo-advisor e nuove fintech.<\/p>\n<p>Gli algoritmi intelligenti mettono le macchine in diretta competizione con gli umani per una serie di funzioni sempre pi\u00f9 ampia e sofisticata. La sicurezza che guidare un automezzo \u2013 ed \u00e8 solo un esempio tra i molti possibili \u2013 metta al riparo dalla globalizzazione, perch\u00e9 ci sar\u00e0 sempre bisogno di conducenti, \u00e8 scossa da un futuro ormai prossimo in cui il mestiere di autista potrebbe essere cancellato da veicoli a guida autonoma. Altro che la battaglia per salvare i conducenti di taxi dall\u2019assalto di Uber\u2026<\/p>\n<h3>Come gestire la transizione verso il lavoro del futuro<\/h3>\n<p>Quindi la questione nasce da una profonda discontinuit\u00e0, perch\u00e9 la tecnologia \u00e8 entrata di prepotenza in un terreno che si pensava dominio riservato in via esclusiva alla capacit\u00e0 cognitiva degli umani. L\u2019automazione che stiamo vivendo non segue la logica incrementale alla quale eravamo abituati e che ci aveva garantito il tempo necessario ad adattarci elaborando nuove competenze. I computer stanno dimostrando di emulare le nostre capacit\u00e0, e in pi\u00f9 casi persino a superarle, ad un ritmo sconvolgente.<\/p>\n<p>Le forme istituzionali ed organizzative, cos\u00ec come gli stessi paradigmi culturali, fanno fatica a prendere le misure di questa nuova realt\u00e0. Per rendersene conto un buon punto di osservazione \u00e8 quello dell\u2019International Labour Organization, l\u2019agenzia delle Nazioni Unite che nella sua placida sede di Ginevra vive nell\u2019equilibrio un po\u2019 anacronistico delle sue tre componenti: rappresentanti governativi, sindacati e organizzazioni datoriali. Una tripartizione che sempre meno riesce a rappresentare le nuove dinamiche del lavoro, in cui la frammentazione e la precariet\u00e0 della \u201cgig economy\u201d sembrano costituire la tendenza dominante.<\/p>\n<p>Interrogarsi sul futuro del lavoro \u00e8 quindi un\u2019iniziativa decisamente opportuna, specie in vista dei festeggiamenti del centenario dell\u2019ILO che sar\u00e0 celebrato nel 2019. La riflessione ha mosso i primi passi con una conferenza dedicata al tema, alla quale Euricse ha partecipato come una delle poche organizzazioni invitate a portare la voce dell\u2019economia sociale. Gi\u00e0 questa sottovalutazione di un settore in costante crescita occupazionale \u00e8 di per s\u00e9 un indizio.<\/p>\n<p>Di fronte alla questione di come gestire la transizione verso il lavoro del futuro gli schieramenti nella platea dell\u2019ILO sono stati piuttosto prevedibili. Mentre tutti si sono detti d\u2019accordo nel celebrare al passato le virt\u00f9 del lavoro, che da costrizione imposta si \u00e8 gradualmente evoluto nell\u2019epoca moderna a strumento di emancipazione individuale, le analisi rivolte al futuro hanno preso direzioni divergenti. Di fronte alla sfida dell\u2019automazione si sono levate molte voci che hanno invocato forme pubbliche di regolazione, vuoi come tassazione dei robot vuoi come enforcement di norme pubbliche rivolte a garantire la qualit\u00e0 del lavoro. Applicando schemi di pensiero alquanto tradizionali i fautori di queste soluzioni sembrano davvero credere nella possibilit\u00e0 rassicurante di ricondurre l\u2019ignoto al noto, imponendo un freno al processo di sostituzione degli umani con le macchine. Peccato per\u00f2 che la storia dimostri la fragilit\u00e0 di questa impostazione, che non \u00e8 mai riuscita ad imbrigliare lo sviluppo tecnologico nelle maglie degli interventi normativi.<\/p>\n<p>Di contro, i meno persuasi che i processi di trasformazione tecnologica possano essere arrestati hanno argomentato a favore di forme di mitigazione dell\u2019impatto della ristrutturazione del mondo del lavoro mediante meccanismi di redistribuzione del reddito. Con gradazioni diverse di volontarismo: dalla proposta, invero non molto argomentata sotto il profilo della sostenibilit\u00e0 economica, di un reddito di cittadinanza universale e incondizionato fino all\u2019idea, apparentemente meno visionaria ma in realt\u00e0 pi\u00f9 intrigante dal punto di vista concettuale, di introdurre degli schemi di profit sharing a partire da nuove forme di propriet\u00e0 degli strumenti di innovazione tecnologica, per redistribuire l\u2019automation dividend tra coloro che vengono minacciati dall\u2019automazione. Anche in questo caso per\u00f2, come per i sostenitori dell\u2019intervento normativo di freno all\u2019automazione, gli ostacoli non mancano, perch\u00e9 meccanismi di redistribuzione di questa natura non potrebbero funzionare su scala esclusivamente nazionale ma richiederebbero di essere introdotti a livello globale e con tempistica simile. E comunque non molto si \u00e8 detto a Ginevra sulle forme che questi nuovi modelli di propriet\u00e0 degli strumenti di innovazione tecnologica potrebbero assumere.<\/p>\n<p>In ogni caso, quella che emerge da entrambi gli approcci \u00e8\u00a0 l\u2019impressione che la riflessione sia ancora agli inizi e serva ancora un lungo processo di creazione dell\u2019infrastruttura concettuale, regolativa, formativa, e istituzionale per inquadrare le nuove forme del lavoro. La tentazione di ricondurre all\u2019interno delle categorie esistenti la sfida del futuro \u00e8 ancora molto forte, e lo si avverte soprattutto nel modo in cui fenomeni come l\u2019economia sociale non vengono quasi presi in considerazione.<\/p>\n<h3>Il ruolo dell&#8217;economia sociale<\/h3>\n<p>Eppure \u2013 in una prospettiva come quella che Euricse indaga \u2013 un\u2019analisi non superficiale dei meccanismi di automazione aiuterebbe a mettere in luce come non tutte le competenze umane siano rimpiazzabili nel breve-medio termine da sistemi di intelligenza artificiale. Se sul fronte della pattern recognition la partita ormai sembra chiusa, non altrettanto vale per le capacit\u00e0 che riguardano problem solving e dimensione emozionale e creativa, che sono tratti cruciali di tutti i lavori basati su un ruolo importante dell\u2019interazione umana. Ci\u00f2 si traduce in opportunit\u00e0 di sviluppo nel settore dei servizi alla persona e sociali, intesi nel senso pi\u00f9 ampio ed evolutivo.\u00a0 Un settore in cui la sfida oggi consiste nell\u2019incrementare il valore delle attivit\u00e0 high touch, gestendone la trasformazione in lavori con un pi\u00f9 elevato contenuto di competenza, con una maggiore stabilit\u00e0 e con maggiori tutele.<\/p>\n<p>La \u201ccare economy\u201d \u00e8 stata citata marginalmente nell\u2019incontro di Ginevra, ma senza indagare pi\u00f9 di tanto n\u00e9 la rilevanza che essa \u00e8 destinata ad assumere, anche in termini economici e occupazionali man mano che aumenta la domanda pubblica e privata di servizi, n\u00e9 le implicazioni nei termini dei nuovi approcci organizzativi e imprenditoriali che potrebbero contribuire sostanzialmente a tracciare le prospettive del lavoro del futuro. Eppure pi\u00f9 di uno dei problemi evocati nella conferenza ILO si presterebbe ad essere affrontato in una logica di economia sociale.<\/p>\n<p>Si pensi alle potenzialit\u00e0 del modello cooperativo, soprattutto nelle forme delle cooperative di lavoro, nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 ad alto contenuto relazionale e fiduciario come appunto i servizi di cura.\u00a0 Oppure si pensi anche alle potenzialit\u00e0 del modello cooperativo, come cooperative di consumo, in quanto possibile declinazione delle forme collettive di propriet\u00e0 richieste per la realizzazione dei profit sharing scheme con cui ridistribuire il dividendo digitale. Una opportunit\u00e0 concreta, se solo si affrontasse il problema dal lato di forme originali di organizzazione per mantenere la propriet\u00e0 dei dati individuali in capo ai cittadini, al fine di evitarne lo sfruttamento gratuito da parte delle grandi corporation del settore digitale, anzich\u00e9 inseguire queste sul terreno in cui primeggiano sognando di sostituirle con cooperative platform.<\/p>\n<p>O si pensi ancora al tema del controllo della qualit\u00e0 del lavoro \u2013 il decent work che sta tanto a cuore dell\u2019ILO \u2013 lungo le filiere internazionali di fornitura, in cui oggi prevale un meccanismo di sostanziale deresponsabilizzazione della grande impresa nei confronti del piccolo fornitore. Quando la supply-chain sposta la produzione in paesi in cui la tutela del lavoro \u00e8 fragile, e la grande azienda committente rifiuta di assumersi la responsabilit\u00e0 dell\u2019intera catena (bench\u00e9 non rinunci affatto ad esercitare il proprio controllo sui processi produttivi), l\u2019enforcement di standard di lavoro decente pu\u00f2 essere promosso a livello decentrato, supplendo alle carenze dei poteri pubblici con l\u2019azione di organizzazioni intermedie di tipo cooperativo, che aiutino i soggetti locali a esercitare un potere negoziale nei confronti delle lead company.<\/p>\n<p>Sono solo due esempi di come il dibattito sul futuro del lavoro potrebbe beneficiare di un approccio che tenga conto delle opportunit\u00e0 offerte dall\u2019economia sociale. Il percorso \u00e8 appena agli inizi: l\u2019auspicio \u00e8 che anche questa voce venga tenuta in conto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianluca Salvatori &#8220;Interrogarsi sul futuro del lavoro \u00e8 quindi un\u2019iniziativa decisamente opportuna, specie in vista dei festeggiamenti del centenario dell\u2019ILO che sar\u00e0 celebrato nel 2019. La riflessione ha mosso i primi passi con una conferenza dedicata al tema, alla quale Euricse ha partecipato come una delle poche organizzazioni invitate a portare la voce dell\u2019economia sociale. 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