{"id":6321,"date":"2017-11-28T10:58:03","date_gmt":"2017-11-28T10:58:03","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=6321"},"modified":"2018-01-02T08:44:26","modified_gmt":"2018-01-02T08:44:26","slug":"klica2017-cooperative-in-assemblea-i-temi-al-centro-del-dibattito-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/klica2017-cooperative-in-assemblea-i-temi-al-centro-del-dibattito-internazionale\/","title":{"rendered":"Cooperative in assemblea: i temi al centro del dibattito internazionale"},"content":{"rendered":"<p><em>di <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/people\/gianluca-salvatori\/\">Gianluca Salvatori<\/a><\/em><\/p>\n<p>Il movimento cooperativo si \u00e8 riunito, come avviene ogni due anni, per l\u2019assemblea dell\u2019International Cooperative Alliance, la pi\u00f9 articolata ed ampia organizzazione di rappresentanza delle cooperative di tutto il mondo. A Kuala Lumpur, in Malesia, erano presenti pi\u00f9 di 1800 delegati provenienti da una settantina di paesi, inviati da federazioni nazionali e settoriali. Una dimostrazione efficace della estensione e della variet\u00e0 della cooperazione a livello globale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Malgrado per\u00f2 la grande differenza di dimensioni \u2013 in un sistema al quale appartengono tanto piccole cooperative di coltivatori di caff\u00e8 in Etiopia quanto grandi banche come Cr\u00e9dit Agricole, che da sola ha un giro d\u2019affari di quasi 50 miliardi di dollari \u2013 vi sono stati temi che hanno catalizzato l\u2019attenzione dei partecipanti, evidenziando alcune tendenze comuni. Molte problematiche appaiono infatti trasversali e prescindono da ambiti d\u2019attivit\u00e0 e contesti nazionali.<\/p>\n<p>Tre, in particolare, sono gli argomenti che sono tornati pi\u00f9 frequentemente nelle discussioni. Il primo riguarda la questione della capitalizzazione e dell\u2019accesso alla finanza. Il secondo coinvolge il tema della crescita dimensionale e \u2013 in particolare \u2013 il ruolo che in questa possono svolgere le piattaforme digitali. Il terzo ruota attorno al contributo del modello cooperativo allo sviluppo sostenibile, in un tempo in cui l\u2019attenzione per questo argomento sta diffondendosi anche nel mondo delle imprese tradizionalmente rivolte alla massimizzazione del profitto.<\/p>\n<p>Quanto al primo argomento, la premessa \u00e8 che in generale le cooperative sono solite avere una percezione diretta dei propri problemi, poco condizionata dalle opinioni di chi non conosce dall\u2019interno questo peculiare modello di impresa. Quando per\u00f2 si tratta di capitalizzazione e di accesso alla finanza, il mondo cooperativo sembra farsi influenzare irrimediabilmente dalla <em>vulgata<\/em>. Si accoglie passivamente l\u2019opinione secondo cui la natura del modello cooperativo sia di ostacolo alle imprese in cerca di risorse per la propria crescita. L\u2019apporto dei soci \u2013 sostengono i critici &#8211; \u00e8 una forma di capitale instabile perch\u00e9 pu\u00f2 essere facilmente ritirato. E gli investitori esterni, che gi\u00e0 sono marginali a motivo della specifica struttura proprietaria delle cooperative, non vengono attratti dalle cooperative anche in ragione dei bassi rendimenti che queste possono offrire. Di qui l\u2019assunto, che spesso influenza gli stessi regolatori pubblici, secondo cui le cooperative incontrano pi\u00f9 problemi nel raccogliere capitale rispetto alle altre forme di impresa.<\/p>\n<p>Guardando per\u00f2 i dati \u2013 ed \u00e8 ci\u00f2 che Euricse ha fatto integrando nel World Cooperative Monitor una specifica analisi dedicata all\u2019accesso al capitale da parte delle cooperative \u2013 emerge una realt\u00e0 diversa. Dallo <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/publications\/world-co-operative-monitor-2017\/#\">studio<\/a>\u00a0presentato e discusso nel corso dell\u2019assemblea internazionale, emerge una situazione pi\u00f9 sfaccettata. Le grandi imprese cooperative, proprio in quanto dipendono di meno dall\u2019apporto di investitori esterni, mostrano una struttura del capitale che le rende finanziariamente pi\u00f9 solide rispetto alle altre imprese. Mediamente le grandi cooperative sono meglio capitalizzate delle corrispondenti societ\u00e0 quotate. E questo \u00e8 vero in ognuno dei principali settori in cui sono presenti: agricoltura e industria alimentare, consumo, credito e servizi finanziari. Le grandi cooperative, pur rinunciando a dotarsi di strumenti di finanza tipici delle societ\u00e0 di capitale, riescono ad ottenere risultati positivi. Anzi, in certa misura, ancor pi\u00f9 positivi delle altre imprese perch\u00e9 possono contare su meccanismi quali il reinvestimento degli utili e l\u2019<em>asset lock<\/em>, che favoriscono una struttura del capitale ad accumulazione incrementale. Pi\u00f9 \u00e8 lunga la vita di una cooperativa, pi\u00f9 \u00e8 facile che sia finanziariamente solida.<\/p>\n<p>Per contro, come \u00e8 ovvio, una cooperativa che si trovi nella fase nascente e abbia dimensioni ridotte ha in effetti problemi di accesso alla finanza, ma non troppo diversi da quelli di una qualunque piccola impresa. E\u2019 qui che va quindi concentrata l\u2019attenzione. La difficolt\u00e0 che secondo l\u2019opinione corrente riguarda l\u2019intero modello cooperativo, in realt\u00e0 concerne soprattutto (se non esclusivamente) le cooperative che si trovano nella fase di avvio, quando non possono ancora contare su economie di scala e su effetti cumulativi. E\u2019 allora che faticano ad ottenere capitale di origine interna e credito di lungo periodo, strumenti necessari alla crescita a lungo termine.<\/p>\n<p>Anche in questo caso per\u00f2 la natura del modello cooperativo pu\u00f2 rivelarsi un beneficio pi\u00f9 che un ostacolo. Per compensare i vincoli posti all\u2019accesso alla finanza, a differenza di altre forme di impresa, una nuova cooperativa ha a disposizione alcuni strumenti che sono specifici della struttura a rete del mondo cooperativo. Fondi mutualistici, fondi di garanzia, fondi per lo sviluppo, sono esempi di mutua assistenza finanziaria con cui le cooperative pi\u00f9 robuste ed avviate possono sostenere le nuove iniziative imprenditoriali. Le organizzazioni di secondo livello possono svolgere un ruolo fondamentale nel raccogliere capitale e finanziare le cooperative pi\u00f9 piccole e di nuova costituzione. La dimensione intercooperativa pu\u00f2 rappresentare un capace modello di impresa a rete che \u00e8 in grado di compensare le carenze che solitamente sono attribuite al modello cooperativo di capitalizzazione.<\/p>\n<p>Questa constatazione rimanda al secondo tema, quello del rapporto tra un modello di crescita a rete e le piattaforme digitali. Come si \u00e8 detto, il tema della capitalizzazione offre lo spunto per interpretare come elemento di forza quella che in genere \u00e8 considerata una debolezza del modello cooperativo. Una considerazione analoga, ma di segno opposto, vale sul fronte del rapporto tra cooperazione e piattaforme digitali. La cooperazione \u00e8 capillare, multisettoriale, orientata alle persone. Il suo punto di forza \u00e8 un <em>network<\/em> di imprese presente in ogni paese del mondo e unito a livello internazionale. Il potenziale in termini di <em>business intelligence<\/em> \u00e8 quindi immenso.<\/p>\n<p>La <em>business intelligence<\/em> \u00e8 sempre di pi\u00f9 un fattore di competitivit\u00e0 imprenditoriale. Le imprese pi\u00f9 innovative hanno gi\u00e0 imboccato da tempo la strada di un utilizzo pi\u00f9 intensivo dei dati che producono e raccolgono. Si tratta di un effetto della transizione ad una <em>knowledge economy<\/em>, in cui la conoscenza capillare e dettagliata dei mercati, dei clienti, dei bisogni, delle comunit\u00e0, assume un valore inestimabile per progettare nuovi prodotti e nuovi servizi. Sta qui il motivo dell\u2019enorme successo dei nuovi monopoli digitali, da Google a Amazon, da Facebook ad Apple. E della guerra che ogni giorno si svolge per l\u2019acquisizione e il controllo dei dati che come utenti e consumatori produciamo in un flusso continuo e sempre pi\u00f9 abbondante.<\/p>\n<p>Se la cooperazione di consumo, la cooperazione di credito, le mutue assicurative, e la cooperazione di salute \u2013 solo per fare un esempio \u2013 condividessero dei progetti di <em>data analysis<\/em> ne scaturirebbero tutti gli elementi necessari per un enorme salto di qualit\u00e0 nell\u2019offerta di beni e servizi ai propri membri e alle proprie comunit\u00e0. E questo, al tempo stesso, costituirebbe uno straordinario volano per la crescita dimensionale delle cooperative stesse. Tuttavia questo potenziale non \u00e8 sfruttato quasi per nulla dalle cooperative. Alla \u201cdata analysis\u201d non si presta molta attenzione e le cooperative si pongono rispetto alle piattaforme digitali come semplici utenti anzich\u00e9 soggetti protagonisti. Quando va bene, vendono i propri prodotti sulle piattaforme dei giganti del web, ma nulla pi\u00f9 di questo.<\/p>\n<p>La conseguenza, quando non si \u00e8 in grado di pensare in termini di \u201cinnovazione cognitiva\u201d, \u00e8 una distanza sempre pi\u00f9 grande tra imprese che anticipano le tendenze e imprese che sono costrette ad inseguire. Ed il rischio che si percepiva nei commenti e nelle riflessioni dell\u2019incontro di Kuala Lumpur \u00e8 che il sistema cooperativo si sia mosso tardi e lentamente. Per contrastare la concentrazione dell\u2019industria digitale non basta infatti una consonanza culturale con i principi di un\u2019economia collaborativa.<\/p>\n<p>Il tentativo di recuperare una posizione sul tema, rappresentato dal dibattito sulle piattaforme digitali cooperative, rischia a sua volta di arrivare in ritardo e di svilupparsi a partire da un assunto volontaristico.\u00a0 E\u2019 infatti vero che, potenzialmente, gran parte del mondo digitale utilizza principi collaborativi che si potrebbero prestare bene ad essere organizzati attraverso forme imprenditoriali cooperative. Per\u00f2 \u00e8 altrettanto vero che in ambito digitale vale l\u2019\u201deffetto rete\u201d, che favorisce la formazione di grandi monopoli in quanto a prevalere \u00e8 il principio secondo cui l\u2019utente opta sempre per la piattaforma pi\u00f9 popolare e diffusa in quanto garantisce l\u2019accesso ad un pubblico pi\u00f9 ampio. Una piattaforma che ha successo \u00e8 destinata a crescere esponenzialmente, accrescendo sempre di pi\u00f9 la propria influenza. Quindi lo spazio per i nuovi entranti \u00e8 drasticamente ridotto, come testimoniano le migliaia di applicazioni e piattaforme digitali che nascono e muoiono senza riuscire a guadagnarsi l\u2019attenzione di un\u2019<em>audience <\/em>sufficiente.<\/p>\n<p>Malgrado le premesse, la tendenza della <em>sharing economy<\/em> digitale sembra andare in direzione di poche imprese \u201csuperstar\u201d che traggono vantaggio del lavoro gratuito dei propri utenti, pi\u00f9 che di strumenti condivisi in cui il valore prodotto viene equamente distribuito tra i partecipanti. In questo scenario le piattaforme digitali cooperative sono un interessante tema di studio, ma realisticamente per ora non c\u2019\u00e8 alcun segno che dimostri la loro capacit\u00e0 di affermarsi nella competizione con i giganti del web. Il tempo della loro gestazione intellettuale probabilmente \u00e8 stato troppo lungo rispetto alla rapidit\u00e0 di iniziativa delle imprese nate per sfruttare al massimo il vantaggio competitivo (e economico) della innovazione digitale. Imprese, detto per inciso, che non hanno nessuna propensione allo <em>sharing <\/em>dei propri profitti.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 introduce il terzo tema di discussione, che si potrebbe cos\u00ec sintetizzare: il modello cooperativo incarna idealmente i valori della sostenibilit\u00e0 in tutte e tre le accezioni che oggi prevalgono &#8211; ambientale, sociale e di <em>governance \u2013 <\/em>ma stenta a affermare la propria leadership. Viceversa le imprese di capitali sono sempre pi\u00f9 impegnate ad accreditarsi come modelli di coerenza rispetto ai principi ESG (<em>environment, social, governance<\/em>), presentandosi come campioni di sostenibilit\u00e0 anche quando fino ad un recente passato non si distinguevano certo per l\u2019attenzione ai temi sociali e ambientali. Il modello cooperativo \u00e8 dunque sfidato sul suo terreno pi\u00f9 proprio, quello della responsabilit\u00e0 nei confronti delle persone e delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Per uno di quei paradossi che spesso si divertono a rimescolare le carte della storia, mentre nel mondo cooperativo si diffondeva il rischio di comportamenti ispirati al modello dell\u2019impresa capitalistica, con un\u2019enfasi isomorfistica sui temi dell\u2019efficienza e della competitivit\u00e0, nel campo delle imprese di capitali il movimento si svolgeva nella direzione opposta, internalizzando temi e prospettive derivanti dall\u2019attenzione per il sociale e per i valori della sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che pur potendo rivendicare una coerenza di sostanza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, il movimento cooperativo sembra faticare nel raccontarsi con linguaggi e pratiche in grado di catturare l\u2019attenzione. Nei discorsi ascoltati a Kuala Lumpur il riferimento agli SDG \u2013 gli obiettivi di sviluppo sostenibili fissati dalle Nazioni Unite \u2013 \u00e8 sembrato spesso rituale, quasi istituzionale. Come se l\u2019interlocutore privilegiato fosse l\u2019assemblea delle nazioni pi\u00f9 che le comunit\u00e0 locali. Laddove le imprese non cooperative hanno forse colto con maggiore rapidit\u00e0 il significato che i temi della sostenibilit\u00e0 stanno assumendo presso l\u2019opinione pubblica, ed hanno cominciato ad impadronirsene come strumento per porsi in comunicazione diretta con i valori e le preoccupazioni degli utenti e dei consumatori.<\/p>\n<p>Dietro a questo paradosso c\u2019\u00e8 ancora una volta, come gi\u00e0 nel caso delle piattaforme digitali, un deficit nell\u2019entrare in sintonia in tempo reale, o quasi, con le trasformazioni in atto nel presente. Il modello cooperativo, tarato su uno sviluppo di lungo termine, non si trova a proprio agio con i mutamenti che richiedono rapidit\u00e0 e reattivit\u00e0. Per usare la metafora di Peter Drucker, la cooperazione \u00e8 un sistema di imprese fatte per durare nel tempo, come le piramidi, pi\u00f9 che per essere smontate e spostate in una notte, come le tende dei nomadi. Con le relative conseguenze in termini di innovazione.<\/p>\n<p>In conclusione, da un\u2019assemblea come quella dell\u2019ICA emerge una rappresentazione della variet\u00e0 e diversit\u00e0 del movimento cooperativo che ne mette in luce tanto i punti di forza quanto quelli di debolezza. Sovvertendo la comprensione che le cooperative hanno di s\u00e9, il problema principale non sembra essere quello delle risorse per lo sviluppo bens\u00ec la capacit\u00e0 di elaborazione ed attuazione di nuove idee. La cooperazione ha tutte le condizioni per anticipare nuove tendenze ma non riesce ad evitare che altri le facciano proprie e le sfruttino con maggiore ampiezza e velocit\u00e0. La crescita lenta che \u00e8 alla base del modello cooperativo \u00e8 certamente un valore da conservare, ma le domande che emergono dalla societ\u00e0 richiedono anche una maggiore assunzione di rischio nel tentare vie nuove. Mettere a tema la capacit\u00e0 di innovazione dovrebbe essere la priorit\u00e0 per assicurare un futuro al modello cooperativo. A Kuala Lumpur questa sfida non \u00e8 emersa con chiara consapevolezza, ma tra le righe di ogni discorso ne erano presenti abbondantemente le tracce.<\/p>\n<p>Gianluca Salvatori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianluca Salvatori Il movimento cooperativo si \u00e8 riunito, come avviene ogni due anni, per l\u2019assemblea dell\u2019International Cooperative Alliance, la pi\u00f9 articolata ed ampia organizzazione di rappresentanza delle cooperative di tutto il mondo. 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