{"id":7630,"date":"2018-10-24T16:24:49","date_gmt":"2018-10-24T15:24:49","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=7630"},"modified":"2018-10-24T16:24:49","modified_gmt":"2018-10-24T15:24:49","slug":"capitale-sociale-la-nuova-spinta-delle-metropoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/capitale-sociale-la-nuova-spinta-delle-metropoli\/","title":{"rendered":"Capitale sociale, la (nuova) spinta delle metropoli"},"content":{"rendered":"<p>di Gianluca Salvatori<\/p>\n<div id=\"corpo_contenuto\">\n<p><strong>Cos\u2019hanno in comune Seoul, Montreal e Barcellona?<\/strong>\u00a0Si tratta, \u00e8 noto, di grandi citt\u00e0 di tre continenti diversi; citt\u00e0 di tendenza, con capacit\u00e0 di affermare una propria visione innovativa. Apparentemente distanti per storia, struttura e percorsi di sviluppo. Unite per\u00f2 \u2013 e questo \u00e8 meno conosciuto &#8211; da un\u2019<strong>agenda comune che fa perno sulla valorizzazione dell\u2019economia sociale<\/strong>\u00a0come elemento di governo della realt\u00e0 cittadina.<\/p>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div id=\"corpo_contenuto\">\n<p><strong>Il punto di partenza \u00e8 risaputo: oggi i temi pi\u00f9 urgenti vanno individuati negli scenari urbani<\/strong>. \u00c8\u00a0nelle citt\u00e0 \u2013 e in particolare nelle grandi metropoli \u2013 che la disuguaglianza sociale perde l\u2019astrattezza delle statistiche e dei rapporti di studio, per diventare materia reale.\u00a0<strong>Nello spazio urbano si concentrano e si amplificano le opportunit\u00e0 e le contraddizioni dei modelli di sviluppo<\/strong>. Quando la capacit\u00e0 di coesione e integrazione si misura in concreto con la dimensione di vita quotidiana delle persone, l\u2019esperienza vissuta ha la meglio sui concetti sociologici. Ed \u00e8 allora che la convivenza fisica, la condivisione obbligata di spazi e di servizi, fa esplodere il suo carico di ansie e tensioni. Facendo piazza pulita degli equilibri messi a punto in decenni di gestione pubblica del welfare e di costruzione del consenso a sostegno delle politiche pubbliche.<\/p>\n<p>Nella vita urbana la densit\u00e0 (o la carenza) di capitale sociale si trasforma da argomento per saggi accademici in sfida impegnativa per il governo della complessit\u00e0.<strong>\u00a0Il tema del capitale sociale \u00e8 appunto il filo rosso che unisce Seoul, Montreal e Barcellona<\/strong>. Nel senso che sono tre citt\u00e0 in cui \u00e8 viva la consapevolezza che il capitale di cui nel futuro si avvertir\u00e0 di pi\u00f9 la scarsit\u00e0 \u00e8 proprio quello sociale. Con effetti negativi anche sullo sviluppo economico, in una spirale perversa in cui quanto pi\u00f9 prevalgono gli elementi che disuniscono e differenziano tanto meno la realt\u00e0 risulta governabile in tutte le sue dimensioni. Perch\u00e9\u00a0<strong>sul tessuto che tiene insieme le relazioni sociali finisce per imporsi la forza della disgregazione, che intacca in profondit\u00e0 il senso di appartenenza ad un contesto civico condiviso<\/strong>.<\/p>\n<p>Se ai nostri giorni la distanza dei cittadini nei confronti dello Stato \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un problema,\u00a0<strong>quando il distacco si rivolge anche contro le istituzioni pi\u00f9 vicine, come appunto il governo cittadino, l\u2019allarme diventa molto pi\u00f9 grave<\/strong>. Di qui il senso di straordinaria urgenza con cui gli amministratori di queste tre citt\u00e0, riunite insieme a molte altre nei giorni scorsi a Bilbao per il quarto Global Social Forum di Bilbao (GSEF 2018), si sono rivolti ad una platea di organizzazioni di terzo settore, per sollecitare un\u2019iniziativa comune.<\/p>\n<p><strong>La crescita della disuguaglianza crea polarizzazioni che minano la convivenza e le citt\u00e0 sono il terreno in cui il disagio sociale emerge pi\u00f9 violentemente<\/strong>. A partire da questa evidenza lo\u00a0<strong>scenario politico si divide sempre di pi\u00f9 tra due posizioni<\/strong>. Quella di chi reagisce all\u2019impoverimento del capitale sociale\u00a0<strong>agendo per lo pi\u00f9 sugli effetti<\/strong>, cio\u00e8 sul senso di smarrimento ed incertezza che attanaglia le persone, con una proposta di recupero delle identit\u00e0 perdute su cui ricostruire nuove stabilit\u00e0, provando a difendersi dal diverso attraverso la separazione e l\u2019esclusione. Quindi, in definitiva, corrodendo ancora di pi\u00f9 il capitale sociale disponibile. E quella di\u00a0<strong>chi invece punta alle cause<\/strong>, individuando tra i motivi del rancore sociale del nostro tempo un\u2019economia che sfugge alle sue responsabilit\u00e0 sociali e una politica troppo remissiva verso gli interessi pi\u00f9 rappresentati.<\/p>\n<p>Oggi il clima politico dei grandi centri urbani \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso spostata verso la seconda di queste posizioni.\u00a0<strong>Le metropoli appaiono pi\u00f9 aperte delle nazioni alle quali appartengono<\/strong>.\u00a0<strong>Il populismo attecchisce pi\u00f9 facilmente a livello di politica nazionale che non a livello di citt\u00e0<\/strong>. Non perch\u00e9 i sentimenti di disagio non siano gli stessi. Ma piuttosto perch\u00e9\u00a0<strong>nelle citt\u00e0 i problemi della convivenza richiedono comunque soluzioni praticabili e pragmatich<\/strong>e, non accontentandosi del furore semplificatorio delle grandi crociate.<\/p>\n<p>Di qui la convergenza tra le realt\u00e0 urbane pi\u00f9 sensibili e anticipatrici nello sforzo di trovare spazi per far crescere vecchie e nuove forme di economia sociale, con l\u2019esigenza di superare il ruolo puramente rivendicativo dei movimenti sociali per proporre azioni, anche in forma di attivit\u00e0 economica, capaci di generare capitale sociale. Anzich\u00e9 limitarsi a sfruttare quello esistente, o peggio disperderlo senza possibilit\u00e0 di recupero,\u00a0<strong>il governo delle grandi citt\u00e0 vede come problema prioritario la rigenerazione di legami sociali<\/strong>. Per ricostruire relazioni in grado di gettare ponti tra le diversit\u00e0 anzich\u00e9 esasperare le differenze.<\/p>\n<p><strong>Al GSEF 2018 di Bilbao questo \u00e8 stato il filo conduttore<\/strong>. Con due sottotemi presenti in ogni discussione. Il primo, sul versante delle pubbliche amministrazioni locali:\u00a0<strong>come passare dalla parole ai fatti<\/strong>. L\u2019<strong>economia sociale<\/strong>\u00a0ormai \u00e8 entrata nei programmi di governo di molte citt\u00e0 globali e si moltiplicano le dichiarazioni che ne riconoscono l\u2019importanza. Ma quando dal piano delle dichiarazioni si passa a quello delle azioni, la pratica dell\u2019amministrazione condivisa e della co-creazione di valore per la vita urbana resta ancora un compito impegnativo che incontra molte resistenze. Inclusa la tentazione di rivolgersi all\u2019economia sociale per esigenze di riduzione dei costi prima ancora che per convinta adesione ad un approccio di co-generazione del valore sociale.<\/p>\n<p><strong>All\u2019economia sociale si guarda con un misto di aspettative contraddittorie<\/strong>\u00a0perch\u00e9 i\u00a0<strong>soggetti\u00a0<\/strong><strong>pubblici<\/strong>\u00a0vi vedono al tempo stesso un\u00a0<strong>alleato<\/strong>, utile a riconquistare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, e un\u00a0<strong>competitore<\/strong>, in quanto il ruolo che rivendica per s\u00e9 non \u00e8 puramente strumentale ma esprime una domanda di piena partecipazione ai processi decisionali. Al terzo settore infatti non basta pi\u00f9 definirsi in negativo per quello che non \u00e8 (non-profit, non-governativo). Classificare la sua identit\u00e0 in termini meramente residuali o marginali come il lessico tradizionale porta a pensare (terzo settore, in questo senso, \u00e8 una denominazione che andrebbe abolita) non coglie la novit\u00e0 profonda dell\u2019attuale fase, che scardina tanto il rigido dualismo tra Stato e mercato quanto anche la divisione tra cittadini come portatori di interessi esclusivamente individuali e amministrazione come depositaria esclusiva degli interessi pubblici.\u00a0<strong>Le organizzazioni del sociale possono farsi interpreti dell\u2019interesse pubblico con la stessa legittimit\u00e0 (e talvolta con efficacia maggiore) delle istituzioni pubbliche<\/strong>. Questa ambizione del terzo settore di contare anche fuori dalle solite nicchie, ha per\u00f2 come effetto che anche gli altri soggetti sono chiamati a rivedere i propri schemi di comportamento, riconsiderando rispettivi ruoli e relazioni. Un argomento che oggi comincia appunto ad essere presente nell\u2019agenda politica delle grandi metropoli alle prese con problemi di coesione sociale che non possono pi\u00f9 affrontare con gli strumenti istituzionali degli ultimi cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p>Il secondo sottotema \u00e8 invece speculare e riguarda i\u00a0<strong>soggetti del terzo settore, che alla sfida della rigenerazione del capitale sociale si presentano frammentati e ripiegati sulle proprie microcomunit\u00e0 di riferimento<\/strong>. Il punto qui \u00e8 come diventare capaci di sintesi collaborative e superare un atteggiamento di\u00a0<em>advocacy<\/em>\u00a0conflittuale. Gli stessi motivi che portano i governi delle citt\u00e0 a cercare l\u2019alleanza con i soggetti del nonprofit e dell\u2019economia sociale, ovvero la crescente complessit\u00e0 dei bisogni sociali e l\u2019impotenza (oltre che insostenibilit\u00e0) delle risposte standardizzate del welfare classico, sono la sfida pi\u00f9 grande per un terzo settore chiamato ad abbandonare la propria \u201ccomfort zone\u201d per avventurarsi lungo la strada di una visione sistemica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esplosione particolaristica dei bisogni individuali non pu\u00f2 tradursi in rinuncia a cercare soluzioni e risposte collettive<\/strong>. Tuttavia il compito di trovare le necessarie mediazioni tra approccio per frammenti e ottica di sistema non pu\u00f2 pi\u00f9 poggiare sul potere dell\u2019autorit\u00e0. N\u00e9 tantomeno pu\u00f2 essere lasciata ai meccanismi e alla forza del mercato.\u00a0<strong>La sintesi va cercata con gli strumenti, tipicamente sociali, della collaborazione<\/strong>. Ad una scala adeguata alla dimensione dei problemi da affrontare e con una capacit\u00e0 trasformativa che tenga nel tempo, dunque sostenibile. Per questo nella prospettiva delle citt\u00e0 il modello dell\u2019economia sociale sta divenendo cos\u00ec attraente. A differenza del\u00a0<em>government<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>business<\/em>, le organizzazioni dell\u2019economia sociale nascono sul terreno della mediazione. Tra valori sociali e efficienza economica, tra motivazioni ideali e criteri di sostenibilit\u00e0. Presidiando quello spazio, che oggi rischia di spopolarsi pericolosamente, in cui si cerca di favorire le convergenze piuttosto che esasperare le differenze, nello sforzo di produrre visioni condivise.<\/p>\n<p>Su entrambi i fronti \u2013 quello delle citt\u00e0 che nel pensare al proprio futuro abbracciano senza opportunismi il punto di vista dell\u2019economia sociale e quello del terzo settore (o comunque lo si voglia chiamare) che adotta una prospettiva sistemica con cui si candida ad uscire dalla nicchia \u2013\u00a0<strong>la strada da percorrere non \u00e8 breve. Ma l\u2019aria che si respirava a Bilbao era promettente<\/strong>. Ancora di pi\u00f9 lo sar\u00e0, se vogliamo pensare a casa nostra, quando anche qualche citt\u00e0 italiana decider\u00e0 di unirsi a questo cammino.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianluca Salvatori Cos\u2019hanno in comune Seoul, Montreal e Barcellona?\u00a0Si tratta, \u00e8 noto, di grandi citt\u00e0 di tre continenti diversi; citt\u00e0 di tendenza, con capacit\u00e0 di affermare una propria visione innovativa. Apparentemente distanti per storia, struttura e percorsi di sviluppo. 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