{"id":7705,"date":"2018-10-29T14:20:47","date_gmt":"2018-10-29T14:20:47","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=7705"},"modified":"2018-10-31T06:44:15","modified_gmt":"2018-10-31T06:44:15","slug":"giovannini-per-costruire-un-futuro-migliore-serve-unutopia-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/giovannini-per-costruire-un-futuro-migliore-serve-unutopia-sostenibile\/","title":{"rendered":"Giovannini: &#8220;Per costruire un futuro migliore serve un&#8217;utopia sostenibile&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il portavoce dell&#8217;ASviS intervistato per il WCM. &#8220;La cultura della sostenibilit\u00e0 \u00e8 nel DNA del movimento cooperativo&#8221;<\/p>\n<p>di Marika Damaggio<\/p>\n<p>L\u2019indole dell\u2019economista s\u2019interseca con una grammatica interdisciplinare, polisemica. Tant\u2019\u00e8 che <strong>Enrico Giovannini<\/strong> cita il compianto Zygmunt Bauman. Ne ricorda le categorie concettuali, costruite con piglio didascalico osservando le spinte nostalgiche di oggi, rivolte a un passato glorioso eppure, forse, mai esistito. \u201cRetrotopia\u201d, l\u2019ha definita il sociologo polacco. Poi, l\u2019ex ministro prosegue col ragionamento. Cita Edgar Morin e, unendo i tasselli di un mosaico ideale, arriva a una considerazione personalissima: \u201cPer costruire un futuro migliore ci serve un&#8217;utopia. Un&#8217;utopia sostenibile\u201d, dice il portavoce dell\u2019Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Cos\u00ec ha titolato il suo ultimo libro (Laterza) e cos\u00ec suggerisce di agire. Perch\u00e9 il cambiamento che ci attende \u00e8 talmente profondo che l\u2019impegno disatteso \u00e8 un rischio censurabile. Dalle colonne dell\u2019edizione 2018 del <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/online-il-ranking-euricse-ica-sulle-piu-grandi-cooperative-al-mondo\/\">World Cooperative Monitor<\/a>, Giovannini indica in questi termini il bilancio, in chiaroscuro, che ci separa dall\u2019Agenda 2030.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Professore, l\u2019Agenda 2030 &#8211; con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) \u2013 pone l\u2019urgenza di rivedere l\u2019attuale modello di sviluppo, ritenuto fortemente deficitario non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Poste queste premesse, come si sta adattando, se si sta adattando, il sistema economico globale?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSi sta adattando con molta e troppa lentezza. Gli impegni che sono stati presi a settembre 2015, con l\u2019Agenda, e a dicembre dello stesso anno con gli accordi di Parigi, ovvero la prima attuazione dell\u2019Agenda 2030, solo in parte hanno determinato un vero e proprio cambiamento nel funzionamento delle economie del mondo. C\u2019\u00e8, da un lato, pi\u00f9 consapevolezza circa le connessioni tra economia e disuguaglianze, tra economia e distruzione dell\u2019ambiente, tra economia e sostenibilit\u00e0 della crescita economica, perch\u00e9 non \u00e8 sufficiente mettere soldi in tasca alla gente per risolvere i problemi. Dall\u2019altro lato, per\u00f2, osserviamo scelte politiche &#8211; come quella degli Stati Uniti, fuoriusciti dagli accordi di Parigi &#8211; che vanno in una direzione esattamente opposta: elevano muri, avviano uno sviluppo su base bilaterale anzich\u00e9 globale. Le spinte sovraniste, oltre che sintomo di un disagio forte, seguono traiettorie opposte agli SDGs. La buona notizia \u00e8 che altri Paesi stanno prendendo seriamente gli impegni posti dall\u2019Agenda. Ci sono importanti iniziative, come la lotta alle plastiche avviata dalla Commissione europea, o come il pacchetto sull\u2019economia circolare e la svolta verso una finanza sostenibile. Alcuni Paesi, \u00e8 il caso del Canada cos\u00ec come la Nuova Zelanda, con le loro scelte energetiche e di promozione della giustizia sociale vanno in questa direzione. In definitiva siamo quindi dinnanzi a una situazione variegata e, all\u2019ultimo High-level Political Forum for Sustainable Development (HLPF), a New York, questa situazione a pelle di leopardo \u00e8 emersa pienamente\u201d.<\/p>\n<p><strong>La velocit\u00e0 di adattamento e la comprensione della necessit\u00e0 di abbracciare uno sviluppo che sia economicamente e socialmente sostenibile quanto \u00e8 omogenea (o disomogenea) nel mondo? E come stimolare processi di transizione \u2013 o se vogliamo riconversione \u2013 evitando di generare nuove disparit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPensiamo all\u2019Italia: il nostro Paese \u00e8 proceduto a singhiozzo. Ha firmato l\u2019Agenda 2030 e se ne \u00e8 dimenticato finch\u00e9 Asvid non ha provveduto a svegliare le coscienze, chiedendo un\u2019accelerazione che, in parte, c\u2019\u00e8 stata; penso per esempio all\u2019approvazione della strategia energetica. Positivi anche il manifesto per lo sviluppo sostenibile presentato nell\u2019ottobre 2017 da Confindustria, la piattaforma per l\u2019Italia sostenibile della Cgil e, ancora, i progressi nella finanza sostenibile, rafforzati anche dalla spinta dell\u2019Unione europea. Ci\u00f2 detto, quando si entra nel dibattito quotidiano con le parti sociali, ovvero nella politica di tutti i giorni, ancora ci si sofferma sulla durata di un contratto, sui suoi potenziali rinnovi. Temi importanti, sia chiaro, ma non centrali. C\u2019\u00e8 una continua disconnessione tra urgenze e rilevanza dei temi.\u00a0 Molte grandi e medie imprese vanno nella direzione auspicata, ma le piccole aziende evadono gli obiettivi e vanno avanti seguendo il passato anzich\u00e9 dedicarsi all\u2019innovazione. Ci\u00f2 che manca, in Italia, \u00e8 una leadership che parli continuamente di questi temi e faccia scelte coerenti. In Spagna il nuovo governo fa la stessa scelta del governo francese: crea il ministero della transizione ecologica, oppure nomina il ministro per l\u2019agenda 2030. Tante categorie intendono rendicontare seriamente i risultati negli SDGs, tuttavia la strada per coinvolgere effettivamente le imprese in processi seri di economia circolare \u00e8 ancora lunghissima. Chi ha capito innova, chi non l\u2019ha capito resta indietro e rimane aggrappato a una competitivit\u00e0 basata sul prezzo\u201d.<\/p>\n<p><strong>In tutto questo, quale potrebbe essere il contributo della politica? Come i policy maker possono diventare registi del cambiamento?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNell\u2019evento iniziale del Festival dello sviluppo sostenibile, Monica Maggioni ha detto: \u201cL\u2019Agenda 2030 \u00e8 un dono\u201d. Lo \u00e8 perch\u00e9 si tratta di un\u2019agenda complessa, che ci obbliga a ragionare in termini altrettanto complessi e ci porta a riconoscere che nessuno ha <em>la soluzione<\/em>. Non ne esiste una soltanto: dobbiamo quindi cooperare. Come ho scritto nel libro \u201cUtopia sostenibile\u201d, di fronte alla complessit\u00e0 dei problemi ci sono tre reazioni: 1) <strong>distopia<\/strong>, ovvero accettazione di un futuro considerato orribile; 2) la tendenza alla <strong>retrotopia<\/strong>, cos\u00ec come spiegato da Zygmunt Bauman: ovvero tornare a un tempo passato, ideale, che non c\u2019\u00e8 mai stato, e quindi elevare muri, cedere al protezionismo; 3) oppure accettare l\u2019Agenda 2030 come <strong>utopia sostenibile<\/strong>. Ecco, oggi sembra ci siano tendenze forti verso la retrotopia: i Paesi che si fanno affascinare dal mito del passato tendono a tornare indietro anzich\u00e9 fare salti in avanti. Chi invece ritiene che l\u2019unica utopia possibile sia protesa verso uno sviluppo sostenibile, sociale e ambientale oggi deve far sentire la propria voce\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ripensare il modello di sviluppo dominante sino a oggi, significa anche e soprattutto cambiare s\u00e9 stessi e avviare una transizione culturale, stimolare un processo quasi educativo, persino pedagogico: questo cambiamento le pare diffuso? Oppure il paradigma di ieri resiste ancora? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019educazione \u00e8 fondamentale ed \u00e8 per questo che Asvis s\u2019impegna tanto su questo fronte: abbiamo gi\u00e0 formato 3.000 docenti che hanno portato l\u2019Agenda 2030 a scuola; il materiale formativo del corso e-learning \u00e8 gi\u00e0 disponibile per 33mila nuovi docenti e quasi 28mila relativi tutor. A livello europeo, l&#8217;ASviS partecipa come partner al progetto \u201cSchools for the UN Sustainable Development Goals implementation\u201d (Sudego), all\u2019interno del programma Erasmus+. Il cambiamento di mentalit\u00e0 \u00e8 cruciale, tutto si sviluppa attorno alla rapidit\u00e0 della trasformazione: prima lo si fa, pi\u00f9 si \u00e8 competitivi\u201d.<\/p>\n<p><strong>E quali sono, a suo avviso, i settori economici o i modelli di impresa pi\u00f9 ostili al cambiamento? Le grandi realt\u00e0? Quelle pi\u00f9 piccole?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI motivi all\u2019origine delle resistenze sono quattro. Uno \u00e8 culturale e tocca anche tanti miei colleghi economisti, i quali sono convinti che il modello basato sulla crescita quantitativa possa risolvere tutti i problemi. Il secondo risiede piuttosto nella cultura imprenditoriale: un investitore crede in un futuro migliore, e se tale fiducia non c\u2019\u00e8, gli investimenti mancano. La terza considerazione \u00e8 questa: accanto alle migliaia di imprese che attraverso innovazione, formazione e internazionalizzazione hanno superato la crisi e abbattuto la competizione ce ne sono tante altre rimaste al palo, senza ancora aver compreso il cambiamento profondo legato alla digitalizzazione, alla tecnologia. La quarta ragione ha a che fare con i costi. Cambiare costa e se qualcuno pensa \u201cun paio d\u2019anni e poi chiudiamo\u201d, a prevalere \u00e8 la volont\u00e0 di capitalizzare nell\u2019immediato per godere il frutto del lavoro anzich\u00e9 fare investimenti su quattro o cinque anni. Ma anche qui la politica ha una responsabilit\u00e0: se passa il messaggio che si mettono un po\u2019 di soldi in tasca ai cittadini per risolvere i problemi, difficilmente si innester\u00e0 il cambiamento necessario. Se invece riconosciamo che abbiamo difronte un\u2019opportunit\u00e0, il cui vantaggio \u00e8 possibile, allora s\u2019innesta un ragionamento diverso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Esiste una tipologia d\u2019impresa che meglio di altre interpreta la necessit\u00e0 di spuntare i 17 obiettivi? Il sistema cooperativo quanto pu\u00f2 contribuire alla propagazione di un nuovo modello sostenibile?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCi sono soggetti, come il mondo cooperativo, che &#8211; di fatto &#8211; hanno nel Dna specifiche consapevolezze. Tuttavia non basta: il punto non \u00e8 essere pi\u00f9 bravi di altri, ma essere tutti, <em>insieme<\/em>, pi\u00f9 bravi di ieri. L\u2019ampiezza e la velocit\u00e0 del cambiamento richiede trasformazioni profonde. Siamo quindi chiamati a essere protagonisti di un\u2019accelerazione e il movimento cooperativo, beneficiando della sua disponibilit\u00e0 culturale, pu\u00f2 fare molto. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 richiesto l&#8217;impegno di tutti, per un profondo cambiamento del modo in cui leggiamo e affrontiamo i problemi che ci circondano\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7681\" aria-describedby=\"caption-attachment-7681\" style=\"width: 266px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-7681\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/foto-giovannini-wcm-266x400.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/foto-giovannini-wcm-266x400.jpg 266w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/foto-giovannini-wcm-199x300.jpg 199w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/foto-giovannini-wcm-768x1156.jpg 768w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/foto-giovannini-wcm-680x1024.jpg 680w\" sizes=\"auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7681\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Giovannini, portavoce\u00a0dell\u2019Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-7677\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1-670x248.jpg\" alt=\"\" width=\"670\" height=\"248\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1-670x248.jpg 670w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1-300x111.jpg 300w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1-768x285.jpg 768w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1-1024x379.jpg 1024w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cover_photo_facebook_820x315-1.jpg 1182w\" sizes=\"auto, (max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il portavoce dell&#8217;ASviS intervistato per il WCM. &#8220;La cultura della sostenibilit\u00e0 \u00e8 nel DNA del movimento cooperativo&#8221; di Marika Damaggio L\u2019indole dell\u2019economista s\u2019interseca con una grammatica interdisciplinare, polisemica. 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