{"id":8147,"date":"2019-01-24T08:00:13","date_gmt":"2019-01-24T08:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/euricse.staging.hgblu.com\/?p=8147"},"modified":"2019-01-29T10:44:22","modified_gmt":"2019-01-29T10:44:22","slug":"imprese-di-comunita-uno-strumento-di-mobilitazione-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euricse.eu\/it\/imprese-di-comunita-uno-strumento-di-mobilitazione-sociale\/","title":{"rendered":"&#8220;Imprese di comunit\u00e0, uno strumento di mobilitazione sociale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Innovazione, partecipazione e sviluppo locale: il nuovo libro di Euricse<\/p>\n<p>Sforzi: &#8220;Fondamentali le relazioni fra tutti gli attori, pubblici e privati&#8221;<\/p>\n<p>di Marika Damaggio<\/p>\n<p>Se ne parla con interesse crescente: le si invoca, le si studia, le si analizza nei dibattiti pubblici, le si eleva a soluzione ideale per affrontare questioni che meritano risposte inedite. Poi le si sperimenta, le si applica, le si testa e le si aggiusta lungo la via. Dire imprese di comunit\u00e0, oggi, significa accendere la miccia della curiosit\u00e0: dei cittadini, il cui protagonismo pare dinnanzi a un nuovo Rinascimento; dell\u2019ente pubblico, che trova nuove energie (dal basso) per soddisfare bisogni rimasti perlopi\u00f9 inevasi; e del movimento cooperativo stesso, che pare riattualizzare s\u00e9 stesso. Nel mezzo di un clamore diffuso, emerge tuttavia il bisogno di fare ordine: cosa intendiamo per imprese di comunit\u00e0? Quali sono i modelli organizzativi e quali gli scenari futuri di un fenomeno capace di offrire nuove opportunit\u00e0 di sviluppo locale e di riattivare la funzione originaria della cooperazione, per sua natura al servizio della collettivit\u00e0? <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/people\/pier-angelo-mori\/\">Pier Angelo Mori<\/a> e <a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/people\/jacopo-sforzi\/\">Jacopo Sforzi<\/a> hanno provato a dare delle risposte, l\u2019una dopo l\u2019altra. Il libro<a href=\"https:\/\/euricse.eu\/it\/imprese-di-comunita-in-uscita-il-libro-per-il-mulino\/\"> \u201cImprese di comunit\u00e0. Innovazione istituzionale, partecipazione e sviluppo locale \u201d<\/a> (il Mulino) analizza venti esperienze e, al tempo stesso, ricostruisce la cornice \u2013 giuridica, organizzativa, economica \u2013 di un fenomeno tanto antico quanto contemporaneo nelle sue manifestazioni. Un fenomeno, ancora, che, oltre all\u2019evidente vocazione nell\u2019avviare nuovi processi di sviluppo locale, pu\u00f2 persino contribuire a ricucire i lembi di uno strappo ormai visibile a occhio nudo: quello tra cittadini e politica. \u201cPerch\u00e9 \u2013 sintetizza Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse \u2013 le imprese di comunit\u00e0 sono un nuovo strumento di cittadinanza attiva e democrazia partecipativa\u201d. Una delle caratteristiche fondanti, del resto, \u201c\u00e8 avere una governance inclusiva\u201d, spiega l\u2019autore.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Sforzi, partiamo dal principio: se ne parla sempre pi\u00f9 spesso, ma cosa sono le imprese di comunit\u00e0? Quali gli elementi che concorrono alla definizione oggi tanto ricorrente? E cosa rende le comunit\u00e0 imprese?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019impresa di comunit\u00e0 \u00e8 un nuovo modo di organizzare la produzione fondato sulla partecipazione diretta degli abitanti di un determinato luogo sia alla gestione e al finanziamento dei fattori produttivi sia alla definizione degli obiettivi, delle strategie e delle azioni da intraprendere per avviare processi di sviluppo economico della propria comunit\u00e0 locale. Lo scopo dell\u2019impresa di comunit\u00e0 \u00e8 produrre beni e servizi in grado di soddisfare i bisogni e gli interessi specifici della comunit\u00e0 locale. Questi riguardano tutti quegli ambiti che ogni comunit\u00e0 reputa prioritari e indispensabili per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei propri abitanti: dal lavoro all\u2019istruzione e alla formazione professionale, dall\u2019assistenza socio-sanitaria alle attivit\u00e0 culturali, dal turismo alla cura dell\u2019ambiente. L\u2019impresa di comunit\u00e0 rappresenta uno strumento innovativo di cittadinanza attiva e di democrazia partecipativa attraverso il quale i soggetti interessati decidono di organizzarsi per dare risposte collettive mirate a contrastare i processi degenerativi dell\u2019assetto sociale ed economico della comunit\u00e0 locale causati dai cambiamenti del mercato. Le attivit\u00e0 svolte mirano a promuovere l\u2019inclusione sociale e a ricostruire o consolidare i legami sociali per rafforzare la coesione della comunit\u00e0 locale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Lo scrive gi\u00e0 dalle prime righe del libro, nell\u2019introduzione: \u201cL\u2019impresa di comunit\u00e0 \u00e8 un fenomeno antico e nuovo al tempo stesso\u201d. Quando prendono avvio le prime manifestazioni e quali sono le applicazioni di oggi?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDi imprese di comunit\u00e0 s\u2019inizia a parlare a fine Ottocento, in riferimento alle prime esperienze apparse nell\u2019arco alpino, con le prime cooperative che producono beni o servizi di interesse generale per la propria comunit\u00e0 di riferimento, come le cooperative di consumo, o quelle di utenza che gestivano servizi essenziali per la comunit\u00e0, come la produzione di energia idroelettrica. Nascono l\u00ec, nelle Alpi, perch\u00e9 si tratta di contesti dove il privato for profit era poco propenso a investire (per via dei modesti margini di profitto) e neppure l\u2019ente pubblico era particolarmente presente, trattandosi di comunit\u00e0 molto piccole. Ecco che, con simili presupposti, i cittadini si auto-organizzavano per rafforzare i servizi. Oggi, tuttavia, quando si parla di imprese di comunit\u00e0 ci si riferisce a fenomeni diversi, a un nuovo attivismo locale che opera in nuovi settori d\u2019attivit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Diversi in quale misura?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNel corso degli anni, il modello cooperativo ha progressivamente ridotto la sua natura comunitaria. Si \u00e8 spostato verso una sempre maggiore specializzazione settoriale, facendo l\u2019interesse di un gruppo omogeneo di riferimento: i consumatori, i lavoratori, gli agricoltori ecc. Se andiamo a vedere le comunit\u00e0 in cui sono nati questi fenomeni, spesso il cittadino era, e in alcuni casi \u00e8 ancora, contemporaneamente, socio della coop agricola, della coop di consumo e della banca di credito cooperativo. Oggi, l\u2019idea \u00e8 che le imprese di comunit\u00e0 vadano oltre il \u201cvincolo\u201d settoriale spostandosi verso un modello multisettoriale, superando, per quanto riguarda la forma cooperativa, il vincolo mutualistico, inteso come servizio al socio in quanto parte di un gruppo omogeneo. In altre parole: oggi, quando si parla di imprese di comunit\u00e0 l\u2019obiettivo non deve essere l\u2019interesse di un gruppo omogeno di soggetti, ma l\u2019interesse dell\u2019intera comunit\u00e0. Se questo \u00e8 l\u2019obiettivo, sar\u00e0 la comunit\u00e0 che, organizzandosi in forma imprenditoriale, individuer\u00e0 le attivit\u00e0 produttive e i servizi pi\u00f9 funzionali al proprio processo di sviluppo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Nel volume che ha curato con Pier Angelo Mori racconta circa venti esperienze diffuse in tutto il Paese, seguendo le traiettorie di una ricerca empirica condotta da EURICSE negli ultimi anni. Come si \u00e8 sviluppato il fenomeno, in Italia? Ci sono territori che pi\u00f9 di altri hanno utilizzato questo strumento? E, ancora, sono principalmente le aree interne ad avvertire il bisogno di una maggior partecipazione o i contesti urbani?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn Italia, la ricerca sul campo ha consentito di documentare che queste imprese stanno nascendo un po\u2019 ovunque. Anche se nel libro ci siamo concentrati sulle esperienze pi\u00f9 consolidate. Il fenomeno ha origine, quasi in continuit\u00e0 con il passato, soprattutto nelle aree rurali considerate marginali, dove nascono per reagire ai fenomeni di spopolamento, alla mancanza di lavoro e alla carenza di servizi sociali. Infatti, fra le prime esperienze ci sono la cooperativa \u201cValle dei Cavalieri\u201d e la cooperativa \u201cI Briganti di Cerreto\u201d, entrambe situate nell\u2019Appennino reggiano, e la cooperativa \u201cL\u2019Innesto\u201d in Val Cavallina, nel Bergamasco. Oggi, le imprese di comunit\u00e0 nascono anche nelle aree urbane, principalmente per riqualificare quartieri caratterizzati da condizioni di degrado urbanistico e abitativo o di marginalit\u00e0 sociale. Sia chiaro: questo modello non \u00e8 la soluzione a ogni problema. Inoltre, se il sistema socio-economico locale funziona, non deve per forza nascere un\u2019impresa di comunit\u00e0. In altre parole, laddove le imprese di comunit\u00e0 non esistono non significa che ci sia per forza un problema irrisolto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il volume si conclude alzando lo sguardo, tracciando alcuni scenari futuribili. Quali sfide attendono le imprese di comunit\u00e0 per distendere a pieno le loro potenzialit\u00e0? E a quali bisogni possono rispondere?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLe imprese di comunit\u00e0 sono uno strumento che pu\u00f2 essere usato in qualsiasi contesto socio-economico e in qualsiasi luogo in cui imprese e persone possono interagire tra loro. Ma non \u00e8 solo un modello di interazione. Piuttosto, si tratta di uno strumento di mobilitazione sociale. Alla fine, il valore aggiunto \u00e8 riscoprire l\u2019importanza di un meccanismo di coordinamento di tipo cooperativo per individuare un percorso di sviluppo che non sia orientato al solo profitto, come quello capitalistico, conosciuto e applicato sino a oggi, con le conseguenze negative che vediamo. A quel percorso se ne pu\u00f2 contrapporre uno diverso, in cui gli abitanti diventano attori del proprio sviluppo, per quanto questo \u00e8 possibile. Ci\u00f2 che serve per attuarlo, tuttavia, \u00e8 un elemento imprescindibile: la volont\u00e0, la capacit\u00e0 e la concreta possibilit\u00e0 dei cittadini di essere parte attiva\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quindi, per essere davvero efficace, questo modello implica il protagonismo pieno dei cittadini?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuesta capacit\u00e0 \u00e8 indispensabile, ma per certi versi pu\u00f2 risultare persino insidiosa e accrescere i divari socio-economici tra contesti locali differenti. Quando si parla di processi di sviluppo locale la loro attuazione non pu\u00f2 essere lasciata solo nelle mani di pochi cittadini attivi. \u00c8 necessaria la partecipazione di diversi attori ed \u00e8 altrettanto necessario l\u2019accompagnamento delle istituzioni pubbliche. La politica deve essere in grado di guidare queste trasformazioni. Non si deve limitare a finanziare le attivit\u00e0. Perch\u00e9 il problema \u00e8 mettere le persone nelle condizioni di essere protagoniste. Queste condizioni sono economiche solo in parte. Esse sono soprattutto condizioni di contesto, cio\u00e8 orientate a disegnare politiche di sviluppo locale che comprendano anche investimenti in formazione e co-progettazione dei processi di sviluppo. Anche se non tutte le persone devono per forza avere competenze imprenditoriali, tuttavia i percorsi orientati a fornire gli elementi conoscitivi necessari costituiscono strumenti fondamentali. Il potenziale delle imprese di comunit\u00e0 pu\u00f2 emergere se si crea un sistema sia privato \u2013 e qui penso anche al ruolo fondamentale delle centrali cooperative \u2013 sia pubblico, capace di incentivare pi\u00f9 che la mera fase di startup l\u2019intero ciclo di accompagnamento. Fondamentale, quindi, \u00e8 la capacit\u00e0 di costruire un nuovo tessuto di relazioni nella comunit\u00e0 e far dialogare tra loro persone che possono avere interessi diversi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Al tempo della disaffezione generalizzata, dell\u2019incrinarsi ormai strutturale dei rapporti fra cittadini e istituzioni, fra cittadini e rappresentanti, l\u2019attivazione di nuove forme \u2013 organizzative in primis \u2013 che consentano la partecipazione, pu\u00f2 contribuire a risaldare la frattura?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCome ho detto in precedenza, le imprese di comunit\u00e0 sono un nuovo strumento di democrazia partecipativa perch\u00e9 una delle loro caratteristiche \u00e8 la governance inclusiva. Dell\u2019impresa possono far parte soggetti diversi (persone fisiche e giuridiche, enti pubblici, organizzazioni private for profit e non profit). Ci sono casi in cui l\u2019ente pubblico \u00e8 socio e ci sono casi in cui non lo \u00e8. Ma non significa che tutti i portatori di interesse debbano essere soci. Ci\u00f2 che conta \u00e8 la collaborazione reciproca e la capacit\u00e0 di dialogo perch\u00e9, alla fine, i benefici ricadono sull\u2019intera comunit\u00e0. Con simili premesse, in molti contesti socio-economici l\u2019impresa di comunit\u00e0 \u00e8 un\u2019occasione per riallacciare i rapporti con la pubblica amministrazione nella gestione condivisa di alcuni servizi. \u00c8 bene ricordare, infatti, che i cittadini non si sostituiscono all\u2019ente pubblico che si sgrava delle proprie responsabilit\u00e0. Si tratta di decidere insieme quali sono le opportunit\u00e0 di sviluppo locale. Per questa ragione, indipendentemente da una legge che riconosca a livello nazionale questo modello, ciascuna impresa di comunit\u00e0 sar\u00e0 diversa dall\u2019altra poich\u00e9 nasce in base ai bisogni che le comunit\u00e0 esprimono\u201d.<\/p>\n<p><strong>In tutto ci\u00f2, quale ruolo pu\u00f2 avere il sistema cooperativo? Come e in quale misura pu\u00f2 cogliere la sfida di una nuova mutualit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCon l\u2019affermarsi di queste nuove forme di cooperazione, l\u2019esigenza di superare lo scopo mutualistico come finora inteso \u2013 di servizio al socio in quanto parte di un gruppo omogeneo \u2013 assume un nuovo significato: si sviluppa a partire dai bisogni concreti di tutta la popolazione locale o di una gran parte di essa. Si viene cos\u00ec a determinare una nuova accezione di mutualit\u00e0 intesa come solidariet\u00e0 organizzata che necessita di nuove soluzioni capaci di estendere a tutta la comunit\u00e0 norme e valori generalmente praticati all\u2019interno di compagini sociali pi\u00f9 ristrette. Dimostrando d\u2019essere ancora una soluzione originale, capace di rispondere ai bisogni del nostro tempo, la cooperazione potrebbe tornare a riscoprire la sua natura originaria di strumento che integra economia e societ\u00e0. Facendo leva sui suoi valori di democrazia, partecipazione, solidariet\u00e0. E mutualismo, ovviamente, che con alcune modifiche della legge italiana sulla cooperazione potrebbe essere riformulato in senso pi\u00f9 ampio e inclusivo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8101\" src=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001-724x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"724\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001-724x1024.jpg 724w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001-283x400.jpg 283w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001-212x300.jpg 212w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001-768x1086.jpg 768w, https:\/\/euricse.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MORI_SFORZI-3-001.jpg 1191w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Innovazione, partecipazione e sviluppo locale: il nuovo libro di Euricse Sforzi: &#8220;Fondamentali le relazioni fra tutti gli attori, pubblici e privati&#8221; di Marika Damaggio Se ne parla con interesse crescente: le si invoca, le si studia, le si analizza nei dibattiti pubblici, le si eleva a soluzione ideale per affrontare questioni che meritano risposte inedite. 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